Oggi, a distanza di 40 anni, i volti di quelle otto donne, che diventano 10 se si considerano casi non riconducibili all'ipotesi del mostro, vengono ricordati attraverso i nomi riportati sul frontespizio del faldone con pagine di firme indirizzato direttamente al Procuratore Capo Luca Masini. 'Siamo assolutamente consapevoli che dall' ultimo omicidio sono passati ormai trenta lunghissimi anni, ma speriamo sempre, che queste ragazze possano avere una giustizia terrena, non solo quella Divina che non spetta sicuramente a noi e a Lei. Le chiediamo, per quanto Vi sia possibile, di vagliare tutte quelle tracce che allora non sono state vagliate, di battere le piste non battute, di analizzare quei campioni di Dna che allora non avevano risultati certi. La tecnologia e la scienza hanno fatto passi da gigante, noi speriamo che questi passí portino in una direzione sola. Smascherare i colpevoli o il colpevole che si è accaníto su queste ragazze togliendo loro, per sempre, il diritto alla vita'- si legge nelle lettera di accompagnamento alle firme raccolta dall'Associazione I Ricci. Tante firme, più di 1100, raccolte appunto in pochi mesi, dal novembre scorso, quando in occasione della giornata mondiale contro la violenza alle donne, si ricordò la figura di una delle donne uccise. Volto e nome cancellato dalla storia, insieme a quelli di altre nove vittime che non hanno avuto giustizia. E che i volontari dell'associazione hanno a voluto riunire in una unica richiesta di verità. Commosso, davanti alla porta della procura c'è Stefano Balboni, fratello di Marina Balboni, assassinata all'età di 21 anni, il 1 novembre 1987.
Secondo indiscrezioni almeno tre dei dieci casi presenterebbero caratteristiche compatibili con l'ipotesi di un’unica mano dietro i delitti. Oggi le tecnologie forensi permetterebbero di riesaminare reperti e tracce che allora non potevano essere analizzati con la stessa precisione. Ma molti testimoni non ci sono più, altre donne che frequentavano quell’ambiente hanno scelto il silenzio, e gli investigatori dell’epoca sono in pensione. Restano però materiali ancora conservati presso la Medicina Legale di Modena che, se sottoposti a nuove analisi, potrebbero aprire scenari finora inesplorati. Anche a livello giornalistico sul cui piano ai tempi si muoveva una figura rimasta oggi nella memoria, quella di Pierluigi Salinaro, storico cronista di nera della Gazzetta di Modena, anch'egli oggi presente
Fra le vittime, una delle figure più emblematiche è Annamaria Palermo, uccisa da diverse coltellate nel 1991, il cui corpo venne ritrovato nel canale Corlo, a Modena. Il fascicolo conserverebbe ancora numerosi reperti analizzabili.
Al di là dell’esito che avrà la richiesta di riapertura, il gesto compiuto questa mattina rappresenta un segnale civile e politico: la volontà di non lasciare che quei delitti che hanno strappato la vita a dieci giovani donne restino senza verità e senza giustizia. Per testimoniare anche questo aspetto presenti davanti alla procura insieme ai rappresentanti dell'associazione I Ricci, anche la deputata del M5S Stefania Ascari e la rappresentante del gruppo Donne Democratiche Patrizia Belloi.
I nomi delle vittime di casi irrisolti di omicidi e sui quali è stata chiesta la riapertura delle indagini
Giovanna Marchetti - 19 anni - assassinata il 21 agosto 1985
Donatella Guerra - 22 anni - assassinata il 12 settembre 1987
Marina Balboni-21 anni-assassinata il 1 novembre 1987
Claudia Santachiara-24 anni-assassinata il 30 maggio 1989
Fabiana Zuccarini-21 anni-assassinata l'8 marzo 1990
Anna Bruzzese-32 anni-assassinata il 4 febbraio 1992
Anna Maria Palermo-21 anni assassinata il 26 gennaio 1994
Monica Abate-31 anni-assassinata il 3 gennaio 1995


