La serata, aperta e moderata da Alberto Rinaldi e Serena Arbizzi ha partecipazione tra i relatori, dell'avvocato Danaida Delaj, del costituzionalista e senatore PD Andrea Giorgis e, unico magistrato, Michele Trianni, dal 2015 nella procura di Monza. Con lui abbiamo sintetizzato le ragioni del No al centro della serata. Partendo dal meccanismo del sorteggio.
Nelle sue osservazioni critiche c’è innanzitutto il nuovo sistema di selezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma introduce un sorteggio per i membri togati, presentato come strumento per ridurre il peso delle correnti. Secondo Trianni, però, si tratta di un “sorteggio truccato”: mentre per i magistrati il sorteggio è puro, per i membri laici la politica mantiene il potere di selezionare preventivamente i candidati tra cui poi avverrà l’estrazione. 'Questo meccanismo, ha spiegato, crea una disparità di legittimazione che finisce per rendere la componente politica, pur minoritaria, più incisiva e più potente all’interno del Consiglio'.
Trianni ha poi affrontato il tema della separazione delle carriere, definendolo un “falso problema”. Con la riforma Cartabia, ha ricordato, 'il passaggio da una funzione all’altra è già oggi quasi impossibile: si contano pochissimi cambi all’anno, consentiti una sola volta nei primi anni di servizio e con obbligo di cambiare regione. Se davvero esistesse una vicinanza indebita tra pubblici ministeri e giudici, ha osservato, non si spiegherebbe perché il 40% dei processi si conclude con un’assoluzione'. Per il magistrato, dunque, la riforma interviene su questioni inesistenti proponendo soluzioni che impoveriscono la giurisdizione e minano il diritto dei cittadini a una giustizia indipendente.
Un giudizio altrettanto critico è stato riservato alla nuova Corte disciplinare, definita una misura “largamente simbolica”, utile più a suggerire che i problemi della giustizia siano colpa dei magistrati che a risolvere le reali inefficienze del sistema. Secondo Trianni, le vere criticità derivano da carenze organizzative e da investimenti insufficienti da parte del Ministero, che si traducono in ritardi e disservizi percepiti dagli utenti.
Il magistrato Trianni ha contestato anche l’idea che il sorteggio possa eliminare il consociativismo interno al CSM. Le correnti, ha spiegato, esistono anche al di fuori del Consiglio, nell’Associazione Nazionale Magistrati, e non scomparirebbero certo con un’estrazione casuale.
Il passaggio più allarmante, secondo Trianni, riguarda però l’effetto combinato del sorteggio e della composizione politica del CSM. Oggi i membri laici espressi dalla maggioranza sono già sette su dieci, talvolta otto. Con un Consiglio composto per due terzi da sorteggiati, la componente politica compatta si troverebbe davanti una massa frammentata di persone scelte casualmente. In questo scenario, ha osservato, è evidente chi finirebbe per orientare le direttrici politiche dell’organo di autogoverno. Trianni ha citato anche dichiarazioni pubbliche di esponenti della maggioranza che collegano esplicitamente la riforma alla necessità di superare “correnti ideologiche che ostacolano il governo nel rendere più sicura l’Italia”, confermando così la lettura politica dell’intervento normativo.
In chiusura, il magistrato ha ricordato che la posizione contraria alla riforma è condivisa dalla quasi totalità dei magistrati italiani: su circa novemila in servizio, quelli schierati per il “sì” sarebbero una cinquantina.


