Massimo Neviani, del Comitato Salute Ambientale di Campogalliano, lo conosciamo per averci accompagnato nei servizi effettuati lungo i fiumi e le casse di espansione in occasione di eventi di piena. Insieme, e grazie a lui, documentammo in diretta la rotta del fiume Panaro del 6 dicembre 2020. Le informazioni che già quel giorno e in quelli successivi diede rispetto a quel tratto di fiume che dagli anni 60 ha registrato 4 rotture storiche, di cui l'ultima nel 2014 (lo stesso giorno della rottura del Secchia, 'aggiustata' in extremis), hanno trovato per buona parte riscontro nella relazione tecnica regionale costituita per fare luce sulle cause della rottura del 6 dicembre. Relazione conclusiva illustrata nei giorni scorsi prima in consiglio regionale e successivamente nella seduta del consiglio comunale di Nonantola.
'Una relazione dettagliata e chiara dalla quale arrivano alcune preoccupanti conferme' - afferma Neviani - 'sia rispetto al funzionamento della cassa di espansione del Panaro sia rispetto alla fragilità di quel tratto di fiume. Una fragilità che se fino a ieri era emersa dalla ricostruzione delle rotture storiche oggi viene confermata dall'analisi, da parte della commissione regionale della struttura dell'argine. Con una composizione sabbioso-limosa, quindi fragile ed erodibile, con una scarpata molto inclinata, con vuoti all'interno agevolati dalla presenza di materiale vario tra cui 500 mattoni, coppi e molti blocchi di conglomerati di calce, oltre a enormi ceppaie in putrefazione di canna gigante in profondità dentro l'argine, capaci di creare vuoti pericolosi, tra cui tane di animali'
Ciò cosa significa? 'Che un argine di quel tipo, messo sotto pressione anche con un livello del fiume ben al di sotto del livello
Era prevedibile? 'La rottura di un argine è una cosa davvero difficile da prevedere, ma per quel tratto lo sarebbe forse stato'.
Cosa intende? 'Intendo che se quelle ispezioni sulla struttura dell'argine che sono state fatte dalla commissione dopo l'alluvione, e che sono state fatte negli ultimi anni sia sul Secchia che sul Panaro, nei tratti dove è stato necessario rialzare e potenziare gli argini, fossero state fatte anche in quel tratto, forse si sarebbe potuto prevedere. E il fatto che ciò non sia successo, che questi rilievi non siano stati fatti, è ancora più incredibile alla luce della fragilità accertata di quel tratto che era emersa già dalle rotture storiche e dell'enorme rischio corso nell'ultimo episodio documentato del 2014'
Ma nella relazione si parla di buona manutenzione 'Se consideriamo manutenzione lo sfalcio della vegetazione degli argini, il controllo di superficie di eventuali frane e di tane di animali, allora potrebbe essere, ma qui si va ben oltre. In questo caso si tratta di una grossa fragilità strutturale che poteva essere evidente, preventivamente riscontrata, attraverso l'utilizzo delle tecnologie oggi diffuse e a disposizione, tantopiù degli organismi deputati alla gestione e alla sicurezza.
Nel momento della rottura il livello dell'acqua, anche grazie all'azione della casse di espansione, era un metro e mezzo al di sotto della sommità dell'argine. Quindi il sistema delle casse funzionava?
'Il problema è che quando le casse di espansione funzionano, il livello dell'acqua a valle, pur nei limiti teorici di sicurezza, si mantiene alto per un tempo molto lungo. Il bacino della cassa trattiene milioni di metri cubi di acqua che vengono rilasciati lentamente, nei limiti stabililiti che per il Panaro superano di poco i 500 metri cubi al secondo. Evidentemente sufficienti per esercitare in tratti fragili come quello pressioni tali da mettere a rischio gli argini. Come negli anni è successo, ma di cui, evidentemente, negli stessi anni, non si è tenuto conto, almeno ai livelli decisionali e di responsabilità che contano'
Perché parla di piena più piccola che media? 'Perché i dati forniti dalla regione lo confermano. L'onda di piena che ha riempito il bacino principale delle casse di espansione è stata calcolata in 18 milioni di metri cubi. Una quantità che non ha portato nemmeno al bisogno, pur abbassando le paratoie per continuare a limitare l'uscita di acqua a valle a circa 500 metri cubi al secondo, di invadere la cassa secondaria.
Pensiamo però che sulla base delle simulazioni una piena media TR50, impegnerebbe la cassa di espansione per 28 milioni di metri cubi, impegnando alla cassa secondaria. C'è stato un volume importante nella piena del 6 dicembre ma complessivamente possiamo considerarla una piena molto piccola come picco (TR10) e medio piccola come volume a circa 18 milioni di metri cubi. Che la cassa ha trattenuto. Il problema sta a valle. Gli argini del Panaro, soprattutto negli anni del post alluvione del 2014 in cui l'attenzione si è concentrata sul Secchia, sono stati trascurati. In molti tratti non sono adeguati. E consideriamo che per parlare di messa in sicurezza del sistema si dovrebbe ragionare in termini di piene centenarie. Quando si costruisce o si potenzia una cassa di espansione, gli argini a valle vanno adeguati perché dovranno subire sollecitazioni più lunghe quindi sul Panaro andavano già adeguati nel 2000 a prescindere dal fatto che erano molto vecchi e di materiali inadatti, come è emerso'
Gi.Ga.



