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Zanotti Russo: 'Ogni bufala cosmetica ha un costo sociale'

Zanotti Russo: 'Ogni bufala cosmetica ha un costo sociale'

Nel suo libro, racconta episodi in cui la conformità legale e scientifica non basta più. Serve l’approvazione della folla digitale


2 minuti di lettura

Una fake news cosmetica non rovina solo una crema. Rovina un’intera catena di fiducia.
Lo sa bene Matteo Zanotti Russo, uno dei massimi esperti italiani in sicurezza cosmetica, autore del libro “Le Big Biuti non cielo dikono!!1!”.
Un titolo ironico. Un contenuto feroce.
Perché oggi, dice l’autore, la cosmesi non è solo una questione di pelle. È una questione pubblica.
Zanotti Russo parla con la calma di chi ha visto tutto: sequestri per ingredienti innocui, ritiri di prodotti per isterie social, aziende piegate da ondate di paura senza fondamento.
E il problema, spiega, non è tecnico. È sistemico.
“Ogni bufala ha un prezzo: economico per l’azienda, culturale per il consumatore, ambientale per la collettività.”
Facciamo un esempio. Un influencer attacca un ingrediente – mettiamo un conservante approvato dalla normativa europea – perché “suona male”. In poche ore, milioni di visualizzazioni, centinaia di commenti indignati. L’azienda, sotto pressione, ritira il lotto.
Risultato? Spreco di materiali, panico tra i clienti, e un precedente pericoloso: ha vinto l’algoritmo, non la scienza.
Lo so, è fastidioso sentirlo. Ma è proprio qui che si gioca tutto.
Zanotti Russo non parla solo da tecnico. Parla da testimone di un collasso progressivo della logica.
Nel suo libro, racconta episodi in cui la conformità legale e scientifica non basta più.
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Serve l’approvazione della folla digitale.
“Il vero certificatore oggi è TikTok. Non il valutatore tossicologico europeo.”
Una frase che fa tremare, se si pensa che i cosmetici – almeno in Europa – sono soggetti a una delle regolamentazioni più severe al mondo.
Ogni formula è valutata, ogni ingrediente ha un limite, ogni produttore ha responsabilità penale.
Eppure, basta un colore rosso in un’app per generare il panico.
Il danno sociale? La perdita progressiva di fiducia nelle istituzioni tecniche.
Quando il consumatore smette di credere al farmacista e inizia a fidarsi di un’influencer, non è più solo una questione di marketing. È una crisi epistemologica.
Zanotti Russo documenta tutto con rigore:
-Le normative europee confrontate con le paure virali.
-Le bufale sull’INCI e i meccanismi psicologici che le rendono credibili.
-Le ricadute ambientali di un settore che riformula per inseguire mode, non per migliorare la qualità.

“La paura è il miglior venditore. Ma è anche il peggior legislatore.”
Nel suo commento più forte, lancia un monito: “Se la sicurezza diventa soggettiva, nessun sistema regge. Perché ogni nuova convinzione virale genera un obbligo implicito: quello di sottomettersi alla nuova moda.”
Il libro non chiede fiducia. Chiede attenzione.
E, soprattutto, chiede responsabilità: da parte delle aziende, dei professionisti, dei media.
“Se un influencer mente, guadagna follower.
Se un tecnico tace, il sistema crolla.”
Zanotti Russo ha scelto di parlare. E lo fa con un linguaggio che non consola, ma chiarisce.
Perché la vera sicurezza non è quella che fa sentire bene. È quella che regge sotto processo.
E oggi, nel beauty, processi se ne fanno pochi. Ma condanne emotive, ogni giorno.
Il libro è disponibile su: https://www.angelconsulting.eu/libro-matteo-zanotti-russo/
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