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Scontrini e recensioni: caro Governo, hai trovato la soluzione sbagliata per il problema sbagliato

Scontrini e recensioni: caro Governo, hai trovato la soluzione sbagliata per il problema sbagliato

Ottenere una recensione positiva da un cliente soddisfatto è già oggi una delle imprese più difficili del mondo digitale


7 minuti di lettura

Ammettiamolo subito: quando ho letto per la prima volta della proposta di obbligare i consumatori ad allegare scontrini o ricevute per poter pubblicare una recensione online, ho pensato di aver frainteso. Ho riletto. No, avevo capito bene. E in quel momento ho sentito il bisogno, quasi fisico, di scrivere quello che penso. Perché questa proposta non solo non risolve il problema: lo aggrava. E lo aggrava in modo così prevedibile che mi chiedo seriamente se chi l'ha concepita abbia mai avuto a che fare con il mondo reale dei consumatori e delle imprese.

Partiamo da un dato di fatto che chiunque abbia mai gestito un'attività commerciale o professionale conosce bene: ottenere una recensione positiva da un cliente soddisfatto è già oggi una delle imprese più difficili del mondo digitale. Non perché i clienti siano ingrati. Ma perché la soddisfazione, a differenza della delusione, non genera urgenza. E senza urgenza, la maggior parte delle persone non agisce.

La fatica silenziosa di chi vuole ringraziare

Ho visto artigiani, ristoratori, psicologi, avvocati, medici fare salti mortali per ottenere qualche recensione positiva. Chiedere con garbo al termine del servizio, mandare un messaggio gentile il giorno dopo, ricordare una seconda volta con discrezione. E spesso, nonostante tutto questo sforzo, il risultato era deludente.

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Qualcuno prometteva di farlo — e lo diceva con sincera buona intenzione — poi tornava a casa, la vita riprendeva il suo ritmo, e quella promessa si dissolve nel nulla.

Non è mancanza di rispetto. È semplicemente la natura umana. La gratitudine, per trasformarsi in azione, ha bisogno di slancio, di energia, di un momento favorevole. E quel momento, nel turbine della quotidianità, spesso non arriva. Chi è soddisfatto è sereno. E la serenità, purtroppo, non spinge a digitare. Lo fa la rabbia, l'indignazione, il senso di essere stati trattati male. Quella, invece, trova sempre il tempo.

La recensione positiva: un atto volontario che va incoraggiato, non ostacolato

Il punto cruciale è questo: la recensione positiva è un atto volontario che richiede un piccolo sforzo. Un piccolo sforzo che, nella nostra epoca di attenzione frammentata e agende sempre piene, è già un ostacolo sufficiente per scoraggiare la maggioranza delle persone. Aggiungere a questo sforzo l'obbligo di trovare uno scontrino, fotografarlo, allegarlo e attendere una verifica significa moltiplicare quell'ostacolo per un fattore che nessuna buona volontà riuscirà a compensare.

Conosco persone meticolose, ordinate, che conservano ogni ricevuta in apposite cartelle.

Anche loro, davanti all'idea di dover aprire quella cartella, trovare il documento giusto e allegarlo a una piattaforma digitale solo per dire che un meccanico ha fatto un buon lavoro, scuoterebbero la testa e cambierebbero argomento. Figuriamoci chi — come la maggioranza di noi — lo scontrino lo butta nel cestino del bar uscendo dalla cassa.

Lo scontrino non ferma chi vuole fare del male

Ma c'è qualcosa che mi turba ancora di più in questa proposta, e che mi sembra essere il buco logico fondamentale che la rende non solo inutile ma potenzialmente pericolosa. Poniamoci una domanda semplice, concreta, che chiunque con un minimo di spirito critico dovrebbe porsi: lo scontrino impedisce davvero una recensione negativa falsa?

La risposta, ovviamente, è no. E non è nemmeno una risposta difficile da trovare. Se ho pranzato in un ristorante, ho uno scontrino. Se voglio danneggiare quel ristorante per qualsiasi ragione — un litigio personale, un interesse economico concorrente, una vendetta privata che nulla ha a che fare con la qualità del cibo — quello scontrino me lo ritrovo in tasca. E posso scrivere la recensione più devastante e ingiusta del mondo, perfettamente conforme alle nuove norme.

Il paradosso che svuota l'intera proposta

Eccolo, il paradosso che dovrebbe far crollare l'intera architettura di questa norma: lo scontrino certifica che ero lì, non che sto dicendo la verità.

Certifica che ho pagato un conto, non che la mia recensione sia onesta. Una recensione falsa e malevola scritta da qualcuno con uno scontrino in mano è perfettamente legittima secondo questa normativa. E una recensione autentica, scritta da chi ha vissuto un'esperienza reale ma non ha il documento, viene invece bloccata.

Se questo non vi sembra un cortocircuito legislativo di proporzioni notevoli, non so come altro definirlo. Stiamo creando uno strumento che filtra le recensioni in base alla burocrazia, non in base alla veridicità. Premiamo chi conserva i documenti fiscali e puniamo chi li butta. Nulla di tutto questo ha a che fare con la lotta alle recensioni false. Nulla.

La recensione negativa ingiusta con scontrino: uno scenario comunissimo

Pensiamo ai casi concreti. Un cliente che ha avuto un'esperienza neutra, né particolarmente buona né cattiva, potrebbe essere convinto da qualcuno a scrivere una recensione distruttiva in cambio di qualcosa. Ha lo scontrino? Certo che ce l'ha. La norma lo blocca? No, lo certifica. Una persona con un rancore personale verso il titolare di un negozio, del tutto scollegato dalla qualità del servizio ricevuto, può distruggerne la reputazione online con la stessa facilità di oggi.

Il problema delle recensioni false non si risolve con la prova d'acquisto. Si risolve identificando i pattern anomali, le strutture linguistiche ricorrenti, i comportamenti di account sospetti. Tecnologie che esistono già, che le piattaforme potrebbero — e dovrebbero — usare con molto più rigore di quanto non facciano oggi. Il Governo sa dove mettere le mani: sulle piattaforme, non sulle tasche dei consumatori.

Tre strade, una sola è sensata

A questo punto della riflessione, mi sembra utile mettere sul tavolo le opzioni reali che il legislatore ha di fronte. Non ce ne sono infinite: sono essenzialmente tre. E solo una di esse ha senso.

Prima opzione: regolare davvero il fenomeno, individuando i falsi

La prima strada è quella della regolazione seria, mirata, tecnologicamente aggiornata. Significa obbligare le piattaforme a investire in sistemi di rilevamento delle anomalie, imporre la trasparenza sulle modalità di gestione dei contenuti, prevedere sanzioni severe per chi acquista recensioni e per chi le vende come servizio. Significa usare gli strumenti investigativi già disponibili per colpire il mercato illecito alla radice.

Questa strada è complessa, richiede risorse, competenze tecniche, volontà politica di confrontarsi con soggetti economici potenti come le grandi piattaforme digitali. Ma produce risultati reali. Distingue il problema dall'effetto collaterale. Non penalizza i milioni di utenti onesti per colpa delle migliaia che abusano del sistema.

Seconda opzione: vietare le recensioni del tutto

La seconda strada è radicale, e la cito non perché la sostenga — non la sostengo — ma perché almeno ha una sua coerenza interna. Se il Governo ritiene che il sistema delle recensioni sia strutturalmente inaffidabile e impossibile da regolare, può scegliere di vietarlo. Niente più recensioni sulle piattaforme digitali: problema risolto. Ovviamente si tratterebbe di un intervento liberticida e controproducente, che priverebbe i consumatori di uno strumento prezioso. Ma almeno avrebbe una logica.

La proposta degli scontrini, invece, non ha nemmeno quella coerenza. Non vieta le recensioni, non le rende affidabili, non colpisce i falsi: semplicemente le rende più difficili da scrivere per chi è in buona fede e altrettanto facili da scrivere per chi non lo è. È il peggio dei due mondi.

Terza opzione: il libero mercato con controlli e sanzioni elevate

La terza strada è quella in cui credo. Lasciare che il mercato delle recensioni funzioni liberamente, come ha funzionato finora, con tutti i suoi difetti e con tutto il suo valore. E contemporaneamente costruire un sistema serio di controllo e sanzione per chi abusa. Multe vere, non simboliche. Procedure rapide. Responsabilità chiare. Collaborazione obbligatoria tra le piattaforme e le autorità.

Questa è la strada del libero mercato maturo: non l'assenza di regole, ma regole intelligenti che colpiscono i comportamenti scorretti senza limitare quelli corretti. È la strada più difficile da percorrere, lo riconosco. Richiede competenza, coraggio e una visione di lungo periodo. Forse è proprio per questo che il legislatore italiano fatica a trovarla.

Il vizio antico del legislatore italiano: il vincolo al posto della soluzione

E qui arrivo al punto che, forse più di ogni altro, mi preme sottolineare. Perché questa proposta sugli scontrini non mi sorprende. Mi delude, mi preoccupa, ma non mi sorprende. È coerente con un approccio che riconosco come tipicamente italiano al problema della regolamentazione: quando qualcosa non funziona bene, aggiungi un vincolo. Quando il vincolo non funziona, aggiungine un altro.

Il risultato, nel tempo, è un sistema normativo sempre più pesante, sempre più costoso da rispettare, sempre meno efficace nel colpire chi lo vuole aggirare. Chi rispetta le regole si trova sommerso da adempimenti. Chi non le rispetta trova nuove scappatoie. Il gap tra i due gruppi cresce. Il mercato ne soffre. I consumatori ne pagano le conseguenze.

La complessità come risposta alla complessità: un errore sistematico

Il problema delle recensioni false è un problema complesso. Richiede una risposta sofisticata, non una risposta complicata. La sofisticazione significa capire il fenomeno in profondità e intervenire nel punto giusto. La complicazione significa aggiungere strati burocratici che appesantiscono il sistema senza modificarne la sostanza. Gli scontrini sono complicazione, non sofisticazione. E la differenza, nella pratica, la pagano sempre i soliti: chi è in buona fede.

Ho la sensazione — e non è la prima volta che la provo di fronte a proposte normative italiane — che ci sia una certa difficoltà culturale ad accettare che alcune cose funzionano meglio con meno intervento statale e più responsabilizzazione individuale e collettiva. Il consumatore digitale medio è più intelligente e più capace di orientarsi di quanto il legislatore sembri credere.

Conclusione: rendeteci liberi di ringraziare

Chiudo con un'immagine semplice, che spero renda l'idea meglio di qualsiasi argomento tecnico. Immaginate un cliente che esce dallo studio di un avvocato del lavoro dopo una consulenza che gli ha risolto un problema importante. È sollevato, grato, soddisfatto. Il professionista, con discrezione, gli chiede se potesse lasciare una recensione sul suo profilo Google. Il cliente dice di sì, con sincera disponibilità.

Con le regole attuali, quella persona ha una chance concreta di mantenere la promessa: basta qualche tap sullo smartphone, due minuti di tempo, un commento scritto di getto. Magari non lo farà comunque — succede spesso — ma almeno la possibilità c'è. Con la nuova norma, quella stessa persona dovrà trovare la fattura della consulenza, fotografarla, allegarla, aspettare la verifica. Quante probabilità ha quella recensione positiva di vedere la luce?

Praticamente nessuna. E quel professionista: avvocato, commercialista, consulente del lavoro, medico, ecc. ecc., onesto, serio, competente avrà un profilo Google sempre più spoglio di testimonianze positive, sempre più esposto alle poche recensioni negative che — giuste o sbagliate, vere o false — troveranno sempre il modo di arrivare. Perché chi è arrabbiato trova sempre il tempo. E lo scontrino, se ce l'ha, lo allega volentieri.

Questa non è tutela del consumatore. È un danno al mercato, ai professionisti onesti, all'ecosistema delle recensioni nella sua funzione più preziosa: quella di dare voce a chi è soddisfatto. Ripensiamoci, prima che sia troppo tardi per correggere la rotta.

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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

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