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Progettazione antincendio: dalle valutazioni preliminari agli impianti

Progettazione antincendio: dalle valutazioni preliminari agli impianti

Tutti gli elementi devono contribuire a proteggere le persone, contenere la propagazione delle fiamme e agevolare l'intervento dei soccorritori


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Progettare la sicurezza antincendio di un edificio non vuol dire limitarsi a scegliere estintori, sensori o dispositivi di allarme. È un processo articolato, che parte dalla conoscenza degli ambienti e delle attività svolte al loro interno per arrivare alla definizione di una strategia coordinata. Tutti gli elementi devono contribuire a proteggere le persone, contenere la propagazione delle fiamme e agevolare l'intervento dei soccorritori. Per questo motivo, valutazioni preliminari, misure passive, sistemi attivi e procedure organizzative devono essere considerate come parti di un unico progetto.

Dall'analisi del rischio agli impianti IRAI

Gli impianti IRAI, cioè gli impianti di rivelazione e allarme incendio, hanno il compito di individuare tempestivamente un possibile principio d'incendio e segnalarlo alle persone presenti o agli addetti alla gestione delle emergenze. La rapidità della rilevazione consente di ridurre il tempo necessario per avviare l'evacuazione, allertare i soccorsi e attivare le altre misure previste.
Un sistema di questo tipo comprende generalmente una centrale di controllo e segnalazione, rilevatori automatici, punti di segnalazione manuale, dispositivi di allarme e apparecchiature di alimentazione. La configurazione deve essere studiata in relazione alle caratteristiche dell'edificio, evitando sia le zone prive di copertura sia una sensibilità non adeguata, che potrebbe causare falsi allarmi.
La scelta dei sensori, inoltre, dipende dall'ambiente da sorvegliare, visto che polveri, vapori, lavorazioni particolari, temperature variabili e flussi d'aria possono influenzare il funzionamento dei dispositivi.
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La progettazione deve quindi individuare la tecnologia più adatta e stabilire una suddivisione in zone che permetta di localizzare rapidamente l'area interessata.

Le valutazioni preliminari dell'edificio

La prima fase consiste nella raccolta delle informazioni. Il progettista deve conoscere la destinazione d'uso dei locali, il numero degli occupanti, la loro familiarità con gli spazi e l'eventuale presenza di persone con mobilità ridotta. Vanno inoltre analizzati i materiali presenti, le possibili fonti di innesco, le lavorazioni effettuate e la disposizione delle vie di esodo.
Il sopralluogo consente di verificare elementi che non sempre emergono dalle planimetrie: passaggi ostruiti, controsoffitti, locali tecnici, compartimenti, impianti preesistenti e punti difficili da raggiungere. Anche l'altezza degli ambienti, la ventilazione e la geometria delle coperture possono modificare il comportamento di fumo e calore.
Sulla base di queste informazioni vengono definiti gli scenari plausibili e gli obiettivi del progetto. Si considera come potrebbe iniziare un incendio e si tiene conto del modo in cui fumo e fiamme potrebbero propagarsi, delle conseguenze per gli occupanti e delle condizioni nelle quali dovrebbero operare le squadre di soccorso.

La definizione della strategia antincendio

Dopo la valutazione iniziale si passa alla scelta delle misure di protezione.
Quelle passive riguardano, per esempio, la compartimentazione, la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi, le porte tagliafuoco e la protezione delle vie di esodo. Le misure attive comprendono invece i sistemi di rivelazione, allarme, controllo del fumo e spegnimento.
Non tutti gli edifici richiedono la stessa combinazione di soluzioni. In base al rischio possono essere previsti reti di idranti, impianti sprinkler, sistemi a gas, schiuma, aerosol o water mist. Il progetto deve evitare sovrapposizioni prive di utilità e assicurare che i diversi dispositivi lavorino in maniera coordinata.
Dal progetto preliminare si arriva quindi a quello esecutivo, nel quale vengono stabiliti posizione delle apparecchiature, percorsi dei collegamenti, suddivisione delle zone, alimentazioni, interfacce e logiche di funzionamento. Elaborati grafici, schemi e specifiche tecniche devono fornire indicazioni sufficientemente precise per l'installazione e per i successivi controlli.

L'integrazione tra rivelazione, allarme e altri sistemi

Un impianto di rivelazione può essere collegato ad altri dispositivi dell'edificio. In presenza di un allarme, la centrale può comandare la diffusione dei messaggi di emergenza, la chiusura delle porte tagliafuoco, l'arresto di determinati impianti di ventilazione oppure l'attivazione dei sistemi per l'evacuazione di fumo e calore.
Le apparecchiature possono inoltre confluire in un sistema di supervisione dotato di software e mappe grafiche.
Questa soluzione permette di visualizzare lo stato dell'impianto e di individuare i punti in allarme o in guasto, anche a distanza quando la configurazione lo consente. La supervisione, però, non deve essere vista come sostituto di una corretta progettazione: le relazioni tra i diversi comandi devono essere definite attraverso precise logiche di causa ed effetto.

Collaudo, manutenzione e aggiornamento

Al termine dell'installazione è necessario verificare il comportamento dell'intero sistema. Le prove devono riguardare i rilevatori, i pulsanti manuali, gli allarmi, le alimentazioni di emergenza, le segnalazioni di guasto e tutti i collegamenti con gli altri impianti. Bisogna inoltre controllare che i segnali siano percepibili e comprensibili negli ambienti interessati.
La sicurezza prosegue anche dopo la consegna. Controlli periodici e manutenzione servono a conservare l'efficienza dei dispositivi, mentre il personale deve conoscere le procedure da seguire in caso di allarme. Modifiche alla distribuzione interna, alla destinazione dei locali o alle lavorazioni possono rendere necessaria una nuova valutazione. Un buon progetto antincendio, infatti, non è una soluzione immutabile, ma un sistema da mantenere in linea con l'evoluzione dell'edificio e delle attività che ospita.
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