'In territori come l'Emilia, la mafia ha avuto possibilità di infiltrarsi e radicarsi perché è mancata la conoscenza del fenomeno e l'esperienza nell'azione di contrasto, quindi è chiaro che oggi bisogna lavorare in alcune realtà come questa, in particolare, perché maturi una maggiore conoscenza del fenomeno e perché possa maturare un'azione di contrasto efficace'.
Così a La Pressa Caterina Chinnici, magistrato, deputato europeo del Partito Democratico, incontrata a margine dell'evento organizzato al dipartimento di giurisprudenza Unimore dall'ELSA (Associazione europea studenti di legge), sul contrasto alla mafia e sulla figura del padre Rocco Chinnici, magistrato, assassinato da Cosa Nostra, a Palermo, il 29 luglio del 1983. Mentre Caterina parla del padre, del suo impegno e dei suoi risultati contro la criminalità organizzata di stampo mafioso, scorrono le immagini di una tavola rotonda in Rai, alla fine degli anni '70, quando parlare apertamente di mafia era cosa scomoda, trattata con sufficienza o rimossa. Ed è amara la sensazione che quella immagine non sia poi così lontana da ciò che è stata, ed è, la situazione in Emilia. Ancora ferma alle schermaglie superficiali tra chi sostiene che Modena abbia (e abbia avuto) gli anticorpi per rigettare l'offensiva mafiosa, e chi no.
'Noi, purtroppo, soprattutto in Sicilia' - continua Caterina Chinnici- 'abbiamo avuto un'esperienza anche molto dolorosa perché la mafia ha ucciso tanti, troppi uomini delle istituzioni e, in generale, troppi uomini impegnati per contrastarla. Questo però ha fatto crescere non solo la nostra consapevolezza del fenomeno mafioso ma ha fatto crescere l'impegno nell'azione di contrasto. Cosa che non è successa in Emilia'
La sottovalutazione del fenomeno in Emilia ed il ricordo di Rocco Chinnici della figlia Caterina nel video seguente
Il magistrato ed europarlamentare PD ad Unimore, in un appuntamento organizzato da Elsa (European Law Student Association), ricorda la figura ed il lavoro del padre Rocco, magistrato antimafia ucciso 35 anni fa a Palermo e, a domanda, sottolinea come l'infiltrazione prima ed il radicamento poi delle organizzazioni mafiose in emilia sia stata sottovalutata perché di questo, a differenza di regioni come la Sicilia, non


