Margherita come è nato il tuo amore per lo spettacolo?
'Io sono nata a Racconigi, in provincia di Cuneo, poi ci siamo trasferiti a Torino. Io avevo 6 anni e i miei genitori mi portavano al cinema. In quel periodo, tra un film e l'altro c'era l'avanspettacolo con le ballerine. Io ne rimasi subito colpita e decisi: da grande lavorerò nello spettacolo. Ad un certo punto provai a fare la cantante, una persona però mi disse: «Tu non devi fare la cantante, devi fare l'attrice.» Io già frequentavo l'Accademia. Una volta terminata ho iniziato a recitare'.
Enrico, prima di diventare un protagonista del Derby di Milano, lo frequentavi già come spettatore? E come hai iniziato la tua carriera?
'Certo, devi sapere che Cochi e Renato erano a scuola con me. Da ragazzo sapevo raccontare le barzellette, poi andai nei villaggi vacanze e gli amici mi dicevano che avevo talento nell'intrattenere le persone. Una sera tornando a casa dal lavoro (ero dirigente della Galbusera) passo davanti al Derby e lì incontro Walter Valdi, una leggenda del cabaret milanese che mi fa: «Domani sera sali sul palco». Io ovviamente ero terrorizzato, ma la gente rideva e così, sera dopo sera, iniziò la mia carriera. Dopo due anni arrivò anche la televisione e ovviamente ho dovuto dare le dimissioni dalla mia azienda, la Galbusera'.
Margherita, le due città che ti hanno portato fortuna sono state Torino e Genova. Torino è dove hai iniziato e invece Genova...
'Sì, a Genova ho avuto il mio primo lavoro col Teatro Stabile di Genova. Con Luigi Squarzina, Carlo Quartucci. Io facevo una ragazzina al bar. Fu molto emozionante. Un'altra città importante è stata ovviamente Milano per la televisione e poi New York.
Enrico, c'erano dei locali, osterie, ristoranti, che frequentavi dopo i tuoi spettacoli.
'Ricordo che in centro, vicino casa mia, c'era La Parete, che era già un luogo artistico, perché nel primo dopoguerra era frequentato da pittori. da artisti. Andavamo tutti lì'.
Margherita, parlami del tuo rapporto con un gigante assoluto come Macario.
'Ho un ricordo, nel suo ultimo anno, mi prese sul palco, mi mise davanti a lui e iniziò ad applaudire. Voleva dire che ero la sua erede. Un momento che mi emoziona ancora'.
Stefano Soranna

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