I simboli, anche quelli apparentemente secondari, in un’istituzione millenaria come la Chiesa assumono sempre un valore del tutto particolare e come Bergoglio volle manifestarsi subito ai fedeli e al mondo come un innovatore della Chiesa, allo stesso modo Robert Francis Prevost ha voluto presentarsi come un Papa più misurato, almeno nella forma e nelle parole.
Molti commentatori hanno sottolineato i richiami contenuti nel suo intervento, rigorosamente scritto, a papa Francesco e alla sua eredità. Considerato che su Prevost, eletto al quarto scrutinio, sono confluiti molti dei voti dei 108 cardinali nominati da Bergoglio (su 135 votanti) e che lui stesso doveva al suo predecessore la nomina a prefetto della congregazione dei vescovi - ruolo centrale nella Curia romana e probabilmente decisivo per l’elezione - l’omaggio a Francesco è apparso come un atto di riconoscenza dovuto più che una dichiarazione esplicita di volerne proseguire fedelmente il cammino.
L’impressione è che i cardinali, dopo i frangenti tempestosi che hanno caratterizzato i dodici anni di pontificato di Francesco, abbiano voluto scegliere un candidato di mediazione, aperto su tematiche come l’immigrazione, la pace, la sinodalità, ma al tempo stesso teologicamente più prudente su argomenti controversi in materia teologico-morale e di governo della Chiesa, e, soprattutto, capace di tenere unite le diverse anime della cattolicità, smussando quei contrasti interni, che le fughe in avanti di Bergoglio avevano fatto emergere.
La sensibilità sociale del nuovo Papa pare sottolineata dal nome scelto, che fa diretto riferimento a Leone XIII, il papa della Rerum novarum e padre della dottrina sociale della Chiesa, anche se resta tutto da scoprire come vorrà e saprà manifestare questa sensibilità nel magistero ordinario e straordinario della Chiesa.
Ancora tutto da esplorare sarà anche il rapporto di Prevost con il paese di provenienza, gli Stati Uniti, e il suo attuale governo.
Giovanni Fantozzi
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