Le nuove esplosioni starebbero interessando le stesse aree di ieri, vale a dire la periferia della capitale Beirut, la regione centrale della Bekaa e il Libano meridionale, vicino alla frontiera con Israele. A saltare in aria sarebbero inoltre impianti fotovoltaici e apparecchi per le impronte digitali. La testata An-Nahar riferisce anche di un dispositivo deflagrato all’interno di un’automobile davanti all’Università americana di Beirut. Il partito libanese Hezbollah, il cui movimento armato è in lotta aperta con Israele dal 7 ottobre scorso, ha accusato il governo di Tel Aviv di essere responsabile degli attacchi. Un’accusa giunta ieri anche da un’inchiesta del New York Times che, citando ex funzionari israeliani e americani rimasti anonimi, chiama in causa la partecipazione dei servizi segreti di Tel Aviv, che avrebbero intercettato partite di cercapersone, cellulari e altri congegni elettronici prima che venissero consegnate in Libano, per nascondere all’interno esplosivi e dispositivi di innesco. Sui fatti l’Onu ha chiesto di avviare un’inchiesta indipendente.
Libano: dopo i cercapersone scoppiano anche walkie-talkie e smartphone
Un filmato realizzato da uno dei partecipanti, e trasmesso dalla televisione israeliana, mostra il momento dell’esplosione in mezzo a un affollato corteo
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