“Risultati come questi, raggiunti dall’equipe del dottor Carlo Alboni, sono l’ennesima testimonianza del livello qualitativo della sanità emiliano romagnola, che si colloca ai vertici nazionali – commenta l’Assessore regionale alle Politiche per la Salute Raffaele Donini -. È importante progredire con l’obiettivo di garantire servizi sempre più qualificati ai nostri cittadini, come nel caso delle due pazienti operate a Modena, evitando al contempo ‘migrazioni sanitarie’ verso centri di altre parti d’Italia. Questi importanti risultati sono frutto, oltre che - in primis - del talento e dell’abnegazione dei professionisti cui va il nostro plauso, anche degli investimenti in formazione e tecnologie biomedicali che da sempre contraddistinguono la nostra Regione e che hanno portato a poli di vera e propria eccellenza, cui si affiancano strutture di prossimità che andranno sempre più implementate”.
“Questa tecnica – spiega il dottor Carlo Alboni, responsabile della Struttura Semplice di Chirurgia Ginecologica Mini-Invasiva e Robotica – consente di intervenire sull’utero e gli annessi in via endoscopica attraverso il canale vaginale. Il vantaggio è la mini-invasività della procedura che viene effettuata senza tagli, limitando le complicanze e accelerando i tempi di recupero. La tecnica si chiama vNOTES (Vaginal Natural Orifice Transluminal Endoscopic Surgery) e consiste nell’accedere agli organi pelvici attraverso il canale vaginale che viene chiuso con una sorta di “tappo” in gel e consente di utilizzare i classici strumenti laparoscopici (pinze e telecamera) senza alcun accesso dalla parete addominale.
“La nostra Struttura – aggiunge il prof. Fabio Facchinetti, Direttore della Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia - è costantemente impegnata nella ricerca e l’emergenza COVID, che ha trasformato il nostro modo di lavorare e di gestire le pazienti, non ci ha impedito di aggiungere un altro tassello fondamentale per il trattamento chirurgico del prossimo futuro per le nostre pazienti. Lo scopo del progredire in questo ambito è anche correlato con la mission formativa della nostra U.O. che vuole garantire le più ampie possibilità di crescita professionale all’Equipe medica e ai nostri medici in formazione”.
“Il futuro della tecnica – conclude Alboni - è garantito dall’aver potenziato la nostra capacità di vedere i dettagli anatomici e i passaggi chirurgici della chirurgia per via vaginale che un tempo erano difficoltosi, per la scarsa illuminazione e la difficoltà di visione da parte di tutti i componenti della equipe. Le principali indicazioni ad oggi sono la terapia chirurgica delle patologie benigne delle ovaie e delle tube e l’asportazione dell’utero per patologia benigna (es. a causa di fibromi sanguinanti anomali uterini). Queste principali indicazioni di applicazione stanno già subendo molte modifiche in ambito sperimentale e noi, come equipe della struttura di chirurgia mini-invasiva ginecologica di Modena, siamo in contatto e collaboriamo con i principali centri europei e nazionali che eseguono la tecnica”.


