Purtroppo il nodo idraulico modenese soffre di una sottovalutazione cronica dei rischi e di una decennale mancata manutenzione. Solo la rottura dell'argine del Secchia in località San Matteo, nel gennaio 2014, a cui è seguita quella del 2020, che ha alluvionato Nonantola in conseguenza alla rottura dell'argine del Panaro, sono iniziate opere di manutenzione ed adeguamenti degli argini e degli alvei, ordinari e straordinari, ma ciò che serve per recuperare ritardi decennali sono opere ed investimenti strutturali. Una piena media, con TR, tempo di ritorno 50, ovvero un evento che statisticamente può ripetersi ogni 50 anni, ad oggi metterebbe in serio pericolo l'impianto della cassa di espansione del Secchia (già inadeguato dai tempi della sua realizzazione, negli anni '70), e l'intero asse di arginature a valle della cassa stessa, nonostante i lavori di risagomatura e pulizia, anche dell'alveo, avvenuto nel tratto che precede Ponte Alto e che fa da quest'ultimo fino al punto dell'Uccellino e, nell' ultimo anno fino a Bastiglia.
Evidenze di studi riportati questa mattina, con tanto di carte e mappe dettagliate riportate nella cruda relazione dell'Ingegnere Zanichelli, dal Consigliere regionale di Fratelli d'Italia Michele Barcaiuolo che insieme a Ferdinando Pulitanò, coordinatore provinciale, ha presentato un progetto di legge per impegnare la Regione a garantire i finanziamenti necessari per la messa in sicurezza del nodo idraulico modenese. Le carte illustrate in conferenza stampa e ricavate dalla relazione del Prof. Zanichelli sugli scenari alluvionali a seconda della portata delle piene, evidenziano tra le opere più urgenti, oltre quelle relative agli argini, ci sono, come più volte descritto anche in queste pagine, l'adeguamento del sistema di contenimento dell'acqua della cassa di espansione del Secchia, realizzato negli anni '70 e adeguato soltanto a piene piccole tr20 e che già la piena del dicembre scorso mise nuovamente e fortemente sotto pressione.




