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Garante detenuti: 'Nel carcere di Modena assalto al metadone'

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esclude che la rivolta sia scattata per un caso di coronavirus: 'Ipotesi che mi fa sorridere'. Autopsia su 3 dei 9 morti. In carcere rimangono in 100


Garante detenuti: 'Nel carcere di Modena assalto al metadone'

Mentre Ausl ed Amministrazione penitenziaria confermano i numeri del dramma che ha travolto il sistema carcerario italiano (con 29 rivolte), ed il carcere di Modena in particolare, dove la rivolta di domenica scorsa ha lasciato una scia di 9 detenuti morti, e di sei in terapia intensiva (uno di loro è stato dimesso oggi e trasferito di nuovo in carcere), il garante nazionale dei detenuti, Palma 'sorride'  all'ipotesi che la causa delle rivolta possa essere ricondotta alla presenza di un caso di positività al coronavirus all'interno del carcere 'perché - dice - il giorno prima c’erano già state agitazioni a Salerno eppure non c’era stato alcun caso di Coronavirus”.

Semmai, secondo il Garante, per i detenuti l’emergenza legata all’attuale situazione sanitaria italiana sarebbe stato “solo un elemento aggiuntivo di ansia, in una situazione, quella carceraria, che già per molti aspetti è critica”. E indipendentemente dalla conferma o meno della notizia da parte del Dap, spiega ancora Palma, tra i detenuti “l’idea di contagi o di eventuali rischi per la propria salute crea l’idea di una doppia detenzione, o meglio di una doppia privazione: oltre a quella della libertà, si aggiungerebbe quella medica”. Ma su un punto, in ogni caso, il Garante è chiaro: “È nell’interesse dell’amministrazione essere trasparenti, nessuno vuole nascondere o coprire qualcosa“.

Ma nel caso specifico di Modena, non potrebbe essersi verificata comunque tra i detenuti anche un’ulteriore preoccupazione per essere stati contagiati?

“A Modena - afferma Palma - i detenuti il primo assalto lo hanno fatto al metadone e ai farmaci- risponde Palma- alcuni sono morti per overdose. Quindi non mi pare, almeno per alcuni di loro, che ci fosse tutta questa attenzione alla tutela della propria salute”.

Quanto all’eventualità di effettuare tamponi su tutta la popolazione carceraria, per il Garante si tratterebbe di “un’assurdità”, perché i tamponi “vanno fatti a chi ha già dei sintomi, esattamente come avviene fuori per i cittadini. Si dovrebbero piuttosto sanificare i luoghi- suggerisce- rendendoli anche più spaziosi, e riuscire a ridurre un po’ i numeri. Ma quella dei tamponi sarebbe una pessima iniziativa, anche per il sovraccarico che avrebbero sul Sistema sanitario nazionale“.

A causa dell’emergenza Coronavirus, intanto, nei penitenziari sono stati momentaneamente sospesi i colloqui. Su questo Palma si trova in disaccordo: “Per fortuna si tratta di una misura molto limitata nel tempo- commenta- sarà in vigore fino al 22 marzo. I colloqui vanno ripristinati presto in varie forme, per esempio aumentando il numero e la durata di quelli telefonici, oppure va ripristinata l’ipotesi, laddove sia possibile, di farli a distanza o anche nel carcere ma all’aperto. Con le nuove restrizioni del governo sugli spostamenti nel territorio, ad ogni modo, ci sarà a prescindere una diminuzione dei colloqui nei penitenziari”.

Per il Garante la misura dell’interruzione dei colloqui è stata comunque “presentata male, o meglio fatta capire male ai detenuti. In fondo - afferma Palma all'agenzia Dire - il decreto dice semplicemente i colloqui saranno interrotti fino al 22 marzo- sottolinea Palma- non stiamo parlando di un lunghissimo periodo. Ma purtroppo nei penitenziari sono iniziate a circolare voci secondo cui avrebbero abolito per mesi tutto, compreso il lavoro all’esterno. Sembrava ci fossero disposizioni ‘sigillanti’, invece non è così”.

Ma in alcuni istituti penitenziari, dove le misure “sono state spiegate correttamente- aggiunge il Garante- da Bollate a Brindisi, per esempio, o non si sono avute rivolte oppure si sono subito placate perché i detenuti hanno capito perfettamente che molte attività continuavano a essere loro assicurate, mentre nelle carceri dove questo non è accaduto le cose sono andate male. Poi, come si sa, le rivolte si diffondono con rapidità“.

Ora per Palma dovrà essere “il Tribunale di sorveglianza ad agire al massimo delle sue possibilità, garantendo ovviamente la sicurezza esterna”.

Infine un appello: “Da Garante dei detenuti invito alla calma- dice Palma- vanno presi dei provvedimenti che un po’ alleggeriscano il peso sulle carceri e va soprattutto riportato ora l’ordine, perché questo è necessario. Va capito perché c’è stato questo grande difetto di comunicazione sui colloqui, che ha fatto sì che provvedimenti in fondo molto limitati invece venissero avvertiti dai detenuti come totalizzanti sulle loro attività quotidiane”, conclude Palma.

Nel frattempo, in procura, si stanno mettendo insieme i primi pezzi del puzzle che dovrebbero dare il quadro di quanto è successo alle ore 14 di domenica pomeriggio. Elementi che tardano ad arrivare. L'informativa fino ad ora giunta sul tavolo del procuratore Capo Paolo Giovagnoli, e del procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio (in questi giorni delegato anche ad informare a distanza gli organi di informazione), sembrerebberebbe ancora scarna di dettagli. Del resto nell'inferno scatenato all'interno del carcere sarebbero andate distrutte anche le telecamere e le immagini registrate. Che incrociate con la testimonianza degli operatori di Polizia Penitenziaria in servizio potrebbero aiutare a ricostruire le fasi che hanno anticipato l'esplosione della rivolta. Si attendono nelle prossime ore i risultati delle autopsie effettuate sui corpi di tre (i primi trovati), dei cinque morti all'interno del carcere

Gi.Ga.



Redazione La Pressa
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