Protagonisti ,anche se loro rifiutano questa parola, sono Alessandro Levoni, Giordano Cantergiani e i fratelli Maurizio a Claudio Carlini, un gruppo di amici uniti da un’idea semplice e potentissima: portare in vetta una forma intera di Parmigiano Reggiano da 40 kg, stagionata 25 mesi e prodotta dal casaro Giordano Cantergiani del caseificio Benedetti Casinalbo.
Una preparazione lunga mesi
'Nessuno qui è protagonista — sottolinea Levoni — siamo tutti uniti da un’unica passione: valorizzare la montagna e questo nostro prodotto di punta' .
Una passione che non nasce all’improvviso. I tre hanno trascorso mesi di allenamento, prima con una forma da 28 kg, poi con quella da 40, percorrendo sentieri tra Serramazzoni e Pavullo per abituarsi al peso, allo sforzo e alla tecnica necessaria.
Il trasporto è avvenuto grazie a uno zaino costruito appositamente, e la forma non poteva mai toccare terra: veniva passata da una spalla all’altra, sostenuta sempre da uno dei tre, in un continuo gioco di equilibrio e resistenza. Un gesto che racconta più di mille parole la cura e il rispetto verso il Parmigiano Reggiano.
Le difficoltà del percorso
Il sentiero verso la vetta del Cimone non ha fatto sconti. In diversi tratti, soprattutto ai piedi della montagna, la neve era ancora presente, rendendo il cammino insidioso e rallentando la progressione.
Per tre uomini non più ventenni, come ammettono con ironia, è stata una prova fisica e mentale che ha richiesto determinazione, coordinazione e fiducia reciproca.
Il trionfo in vetta
Arrivati in cima, la fatica si è trasformata in festa. La forma è stata aperta e condivisa con i presenti, un gesto simbolico che ha unito turisti, escursionisti e appassionati.
Il Parmigiano, dopo uno sforzo simile, ha mostrato tutta la sua forza nutrizionale, diventando il premio perfetto per un’impresa che ha superato i limiti personali di ciascuno.
Il gruppo ha anche donato una pala in legno, strumento del casaro, alla chiesetta in vetta, come segno di gratitudine e memoria dell’avventura.
Un primato morale
Non esiste un Guinness dei Primati per questa impresa, ma poco importa.
Si attende ora un possibile riconoscimento dal Consorzio del Parmigiano Reggiano, che potrebbe valorizzare ufficialmente un gesto capace di raccontare, meglio di qualsiasi slogan, la forza di un prodotto unico al mondo.
Quella di Levoni, Cantergiani e dei fratelli Carlini non è solo una sfida sportiva. È una dichiarazione d’amore verso la montagna, verso il lavoro dei casari e verso un territorio che continua a sorprendere. Un’impresa nata dalla preparazione, dalla passione e da un legame autentico con il Parmigiano Reggiano. Una avventura destinata a entrare nella memoria collettiva dell’Appennino modenese.



