L’infrastruttura tecnologica di molte aziende industriali si regge, ancora oggi, su un mix eterogeneo di strumenti moderni e storici. I dispositivi definiti “legacy” rientrano proprio in questa categoria: macchinari, sensori, controllori o apparecchiature che svolgono ancora al meglio le loro funzioni, ma che non sono stati progettati per gli standard di connettività più recenti. Nonostante l’età, molti di questi strumenti rimangono indispensabili per processi produttivi, analisi o automazioni interne, poiché garantiscono una continuità che non sempre la tecnologia più nuova è in grado di replicare.Con l’evoluzione delle reti e delle interfacce, una delle difficoltà più comuni per chi gestisce questi ambienti è mettere in comunicazione dispositivi seriali. Ed è proprio per questo che l’uso di convertitori affidabili, come i modelli della serie
Moxa UPort 1100, rappresenta la miglior soluzione applicabile. Il loro ruolo è semplice ma determinante, perché contribuisce a preservare l’operatività di interi reparti produttivi o linee di automazione.
Cosa si intende per dispositivi legacy
Nel settore IT e industriale, un dispositivo legacy è un elemento strutturale che continua a svolgere una funzione critica, nonostante l’obsolescenza delle sue interfacce o dei suoi protocolli. Molti macchinari industriali integrano controllori seriali robusti e perfettamente funzionanti, ma impossibili da sostituire senza operazioni costose o rischiose per la produzione.
Questo fa sì che il loro mantenimento non sia frutto di inerzia, ma di scelte precise in termini di stabilità e affidabilità.Il problema emerge quando tali strumenti devono dialogare con infrastrutture informatiche moderne, gestionali aggiornati o sistemi di monitoraggio in cloud. L’assenza di un linguaggio comune rischia di compromettere la raccolta dei dati, l’automazione dei processi e l’analisi in tempo reale, con impatti concreti sull’efficienza complessiva. La comunicazione seriale, pur essendo longeva e stabile, necessita quindi di un “traduttore” che permetta di comunicare tra vecchi e nuovi standard.
Il ruolo dei convertitori da USB a seriale
I convertitori da USB a seriale risolvono proprio questa distanza. Essi, per esempio, permettono a un PC moderno o a un sistema embedded di interfacciarsi con dispositivi RS-232/422/485 senza intervenire sui macchinari. Il vantaggio è la semplicità: si tratta di soluzioni plug-and-play, che non modificano l’ambiente operativo e che permettono agli operatori di integrare rapidamente eventuali strumenti più datati. Questo permette di evitare la sostituzione di apparati ancora pienamente operativi, nonché di ridurre costi e fermi impianto.
Vantaggi e svantaggi dei convertitori seriali
La connessione attraverso convertitori seriali permette alle aziende di mantenere attive apparecchiature che rappresentano anni di investimenti, riducendo così l’impatto economico e operativo dell’obsolescenza.
Possiamo definirli come la soluzione più pragmatica per integrare i dati provenienti da macchinari storici nei software più recenti, visto che permette di integrare monitoraggi più avanzati, oltre che di implementare asset strategici come la manutenzione predittiva.Gli svantaggi, invece, riguardano casi in cui i dispositivi legacy diventano troppo distanti dagli standard attuali. Sebbene il convertitore risolva il problema della comunicazione, non può intervenire su limiti strutturali del macchinario, come velocità ridotte, protocolli proprietari complessi o mancanza di aggiornamenti di sicurezza. Per questo le aziende tendono ad adottare un approccio misto, cioè basato sul mantenimento degli strumenti essenziali e sull’introduzione graduale di nuove tecnologie nelle aree meno critiche.I convertitori USB–seriale, in sostanza, rappresentano l’elemento centrale per garantire continuità, interoperabilità e flessibilità: essi accompagnano la transizione senza cambiamenti drastici e lasciando alle imprese il tempo di pianificare un rinnovamento sostenibile.