L’industria modenese è da sempre uno dei motori trainanti dell’economia modenese, forte di una grande tradizione come di una spinta costante data dai tanti imprenditori e imprenditrici che la caratterizzano.
Una di queste imprenditrici è Antonella Carani, titolare di CME srl, che abbiamo intervistato per parlare dello sviluppo del settore e dell’alternanza scuola-lavoro.
Antonella, cosa ne pensi della situazione del mercato?
La mia azienda è strettamente legata al settore edile, che come tutti sanno è in crisi ormai da tempo. Non esistendo in Italia una politica rivolta alle grandi opere e alla conservazione del costruito la situazione rimane stagnante. Un grosso dispiacere ovviamente, soprattutto considerato che tante aziende nostrane lavorano soprattutto all’estero per poter andare avanti. L’apparato burocratico italiano è un labirinto in cui le grandi opere vanno a morire.
Burocrazia e mancanza di opportunità: esistono altri problemi?
Sicuramente la mancanza di manodopera specializzata. È un tema davvero forte, di cui si parla tanto ma per cui fondamentalmente si fa pochissimo, anzi, si fanno passi indietro! Manca dunque il personale specializzato, di cui le aziende hanno disperatamente bisogno e che quando esiste viene conteso da tutti, come fosse calcio mercato.
Ora che il governo ha anche drasticamente tagliato i fondi e le ore dell’alternanza scuola-lavoro tremo all’idea del personale che avremo fra qualche anno.Il tema dell’alternanza scuola-lavoro è stato molto discusso negli ultimi tempi, quale sarebbe la “formula” giusta per te?
Sicuramente non quella affrontata dal governo, che si dimostra sempre più sordo alle richieste e alle esigenze dei metalmeccanici, tra l’altro una delle categorie più forti in Italia in termini di numero. Come si può pensare di puntare allo sviluppo del settore, all’aumento dei posti di lavoro e quindi a minore disoccupazione se si allarga ancora di più il gap tra scuola e lavoro? I giovani si ritroveranno sempre più estranei a questo mondo e ci metteranno ancora più tempo a specializzarsi, ovviamente a spese dell’azienda. La mia forse è un’utopia, ma penso che la formula giusta sarebbe aumentare il monte ore di anno in anno, con un tipo di percorso che preveda la presenza continua del ragazzo nella stessa azienda. Inoltre le imprese che accolgono gli studenti dovrebbero avere forti sgravi fiscali come incentivo, d’altronde la spesa investita nella formazione dovrebbe essere recuperata in qualche modo, altrimenti come si può pensare di poter “contribuire alla causa”?
Cosa ne pensi invece dell’avvento dell’industria 4.0?
Si tratta ovviamente di una novità a cui dobbiamo abituarci, perché non sarà una moda passeggera.
Oltre al governo, chi potrebbe intervenire?
Sicuramente gli imprenditori stessi. Seguendo la logica della rete d’impresa, quella fatta bene, le aziende potrebbero sicuramente crescere e magari sanare un mercato incerto. Insieme si è più forti!Purtroppo la visione non è esattamente questa: l’imprenditore, piccolo/medio, ora, pensa solo a come mantenere i suoi fatturati. Questo non gli permette di avere una visione larga e completa della situazione. Io punterei su questo per andare avanti: imprese unite e forti e un mercato più stimolato dalle opere pubbliche.
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