L’analisi dell’ufficio studi Lapam Confartigianato sull'accesso al credito delle imprese restituisce un quadro che, nonostante qualche segnale positivo in alcuni comparti, rimane segnato da profonde criticità. La stretta creditizia iniziata nel 2022 non si è mai realmente attenuata e continua a colpire con particolare durezza le imprese più piccole, soprattutto quelle artigiane. È questo il dato che emerge con maggiore forza e che, nel caso modenese, assume contorni ancora più preoccupanti.
Il costo del credito in Emilia-Romagna, a dicembre 2025, resta infatti ben al di sopra dei livelli precedenti al rialzo dei tassi: 168 punti base in più rispetto a giugno 2022. Le piccole imprese pagano un tasso medio del 7,6%, molto distante dal 4,5% applicato alle realtà medio-grandi. La regione mantiene sì uno dei tassi più contenuti d’Italia, ma la distanza crescente tra imprese di dimensioni diverse mostra un sistema che non riesce a garantire condizioni omogenee e che, anzi, accentua le fragilità strutturali del tessuto produttivo.
Modena, osservata nel dettaglio, presenta un paradosso evidente. Nei settori del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi i prestiti crescono, rispettivamente del 7,1%, del 6,3% e del 2,1%. Una dinamica che potrebbe suggerire un territorio vivace e capace di attrarre credito.
Ma basta spostare lo sguardo sull’artigianato per vedere emergere una realtà opposta: a gennaio 2026 i prestiti alle imprese artigiane modenesi crollano del 13,7%, il calo più marcato dell’intera regione. E il confronto con il 2019 è ancora più drastico, con una flessione del 43,7%, oltre tre volte superiore alla riduzione registrata dal totale delle imprese.La fotografia scattata da Lapam mostra così un territorio che cresce a due velocità. Da un lato le imprese più strutturate, che riescono a sostenere investimenti e innovazione; dall’altro le micro e piccole realtà, che vengono progressivamente escluse dai canali finanziari tradizionali. Un divario che rischia di diventare strutturale proprio mentre il contesto internazionale, segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dal possibile aumento dei prezzi energetici, potrebbe spingere la Banca Centrale Europea verso nuove politiche restrittive, con effetti recessivi difficili da assorbire.
Il presidente di Lapam Confartigianato, Daniele Mazzini, parla apertamente di “razionamento” del credito e denuncia una disparità che considera inaccettabile. Sottolinea come il tessuto produttivo non abbia ancora assorbito la stretta iniziata nel 2022 e come sia ingiusto che il peso delle politiche anti-inflazione ricada quasi esclusivamente sulle spalle delle micro e piccole imprese, che rappresentano il motore economico e sociale dei territori'



