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Bollette, una stangata che arriva da lontano

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L’aumento sbalorditivo delle tariffe non è imputabile alla crescita del costo della materia prima, come si afferma. Il 30% è altro...


Bollette, una stangata che arriva da lontano

Gli italiani s’interrogano sull’annuncio d’aumento delle bollette fino al 40%. Ma come? Proprio adesso che mi ero convinto a cambiare auto e optare per l’ibrida o addirittura per l’elettrica? Ma come? Proprio adesso che, dopo due anni di apnea, ho ripreso a respirare, a lavorare e guadagnare qualcosa? Ma come? Sono stato licenziato, ho chiuso l’attività e vivo con i contributi statali e mi aumenti le bollette? A quanto pare sarà così. Ma quali sono le giustificazioni che hanno “costretto” l’esecutivo a fare questo annuncio?
In effetti, negli ultimi dieci anni il prezzo del gas è cresciuto del 40%, ma ciò non significa che le tariffe devono essere aumentate della stessa percentuale. Il gas è aumentato di circa 1 centesimo a kWh e di 2 se prodotto da centrali termiche. L’Italia è un caso particolare: quasi la metà della sua energia elettrica non è prodotta da nostre centrali termoelettriche. Torniamo quindi a calcolare 1 centesimo a kWh, che diventano 5 centesimi con le varie accise, corrispondenti a circa un 10%. E il restante 30%?
Il resto è authority per l’energia asservita, penali per il mancato rispetto dei limiti emissivi, ordinaria accondiscendenza politica ai desiderata dei produttori. Alcuni mesi fa, la situazione era questa e riguardava «divergenze di interpretazione» relative ai contratti di fornitura con la Federazione Russa. Infatti, la Gazprom ha avviato un arbitrato contro l’ENI per risolvere queste diverse interpretazioni sui contratti di fornitura di lungo termine.
L’apertura del contenzioso risale al 10 gennaio 2021 ed è stato notificato all’Eni che ha risposto a Gazprom l’11 febbraio. Eni e Gazprom non hanno mai avuto dispute sui contratti, che non potessero essere superate attraverso la trattativa. I russi sono sempre stati molto flessibili nei nostri confronti, fino a quando non abbiamo accettato la linea di politica estera indicata dagli USA contro Putin...
Nel 2014, l’ENI aveva rinegoziato l’attuale contratto di fornitura. Il contenuto dei contratti è top secret, ma secondo alcune indiscrezioni, Mosca aveva adottato all’epoca una nuova formula per calcolare il prezzo delle forniture di gas all’Eni. Il segretario generale di Cedigaz, Geoffroy Hureau, dichiarò che tale aggiustamento avrebbe permesso di «offrire all’Eni prezzi legati al mercato, consentendo allo stesso tempo a Gazprom di mantenere l’impegno di indicizzazione al petrolio».
Proprio questo ricalcolo fece scaturire le «divergenze di interpretazione» tra ENI e Gazprom, con in generale i produttori di gas in gravi difficoltà: il combustibile, già sceso ai minimi storici nel 2019, ha continuato a deprezzarsi fino a scendere di recente sotto 2 euro per Megawattora, facendo temere la possibilità di una discesa sotto zero, come era accaduto per breve tempo ad aprile al petrolio Wti.
Tutti i fornitori di gas erano in sofferenza e in Russia le estrazioni di gas nei primi 5 mesi del 2021 erano diminuite del 9%, corrispondenti a circa 30 miliardi di metri cubi, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia. La causa principale era la minore esportazione via gasdotto con Gazprom, che tra gennaio e maggio ha ridotto la sua di un quarto.
Il gas, quindi, non era mai mai stato così economico ed oggi è semplicemente tornato alla normalità. Ma l’aumento sbalorditivo delle tariffe non è imputabile alla crescita del costo della materia prima, come si afferma. Il 30% è altro...

Massimo Carpegna


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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>


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