Ciò che rende Paesi come il Giappone e Israele, tanto per citarne alcuni, delle vere e proprie eccellenze in fatto di riforme economiche e sociali, è una questione molto semplice: si tratta di quel tacito accordo tra politica e società nel perseguire obiettivi di crescita e benessere sociale.
La capacità di porsi dei ragionevoli limiti
Non che da quelle parti non ci siano potentati economici e politici che tendono ad arricchirsi alle spalle degli ignari cittadini, per carità. Esistono anche là, ma ciò che da secoli hanno appreso quei popoli, quelle culture, è la capacità di porsi dei ragionevoli limiti. E’ la capacità di comprendere che il benessere della comunità, il rispetto delle regole, il perseguimento di obiettivi chiari e condivisi, non possono che rappresentare un effetto moltiplicatore delle risorse appartenenti ad ogni singolo individuo. Non possono che rappresentare una sorta di garanzia in quella forma di polizza assicurativa che ogni giorno siamo costretti a sottoscrivere, che prende il nome di futuro. E per effetto moltiplicatore, intendiamo tutto ciò che tende a generare crescita, sviluppo (inteso anche come innovazione), ricchezza e quindi benessere.
Leggi l’articolo pubblicato su questa rubrica il 4/10/17 dal titolo “L’affidabilità nipponica”
In breve, è la capacità di “avere buon senso”. Mi è capitato spesso, di sentire commenti negativi nei confronti di popolazioni come quelle menzionate ad inizio articolo, nei resoconti di viaggio oltre confine, di qualche conoscente che si ritiene un fine conoscitore di popoli e culture lontane. Non parliamo poi dei popoli del nord Europa, considerati spesso, dai sopracitati conoscenti, come dei veri e propri imbecilli. Ed è questo il punto, confondere la semplicità di pensiero, la chiarezza delle idee e soprattutto la schiettezza delle intenzioni, come stupidità, è il classico sintomo di arretratezza socio-culturale. E’ quel tipico atteggiamento che tende a renderci sempre e comunque diffidenti verso tutto ciò che non rientra nel nostro piccolo e ristretto ambito di conoscenze, limitate spesso al fin troppo accessibile mondo del web, con qualche apertura, in alcuni casi, agli “esperti” del bar di fronte casa.
Come un gatto in tangenziale
E’ quel piccolo mondo che fa arrabbiare Giovanni, interpretato da Antonio Albanese, nello splendido film di Riccardo Milani, “Come un gatto in tangenziale”, che non sopporta sentire pronunciare la tipica frase “è tutto un magna, magna”, riferito ovviamente alla politica italiana. Frase pronunciata da Monica, egregiamente interpretata da Paola Cortellesi, una “borgatara” che si trova antropologicamente agli antipodi rispetto all’intellettuale Giovanni.
L’economia italiana non migliora
Monica avrebbe serie difficoltà a comprendere le parole del finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Europea, che ha avvertito il governo italiano che “ … la situazione in Italia non migliora. L’unica cosa che posso dire a nome mio è che tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia”.
Il problema vero, ciò di cui dobbiamo maggiormente preoccuparci, è che probabilmente anche l’intellettuale sinistrorso Giovanni, ha serie difficoltà a comprendere le parole di Katainen. Ha serie difficoltà a collocarle in un contesto causa-effetto, cercando di andare a scovare i problemi che attanagliano il Paese, laddove essi veramente si annidano. Non sicuramente nei salotti che frequenta lui. Ma nemmeno a casa di Monica, perché quei luoghi, quegli ambienti, quegli odori, non gli appartengono, e non li può nemmeno sopportare. Così come non li sopporta Luce, la ex moglie di Giovanni, che coltiva lavanda in Francia, convinta di essere cresciuta secondo i sani principi dell’integrazione sociale.
La nuova sinistra italiana
Monica ovviamente non è una donna di sinistra. Xenofobia, giustizialismo, sono storicamente di destra. Monica non è una donna di sinistra, semplicemente perché non se lo può permettere. Non si può permettere di fare parte di questa “nuova sinistra italiana”, che, dire che ha perso la “bussola”, parrebbe assolutamente pleonastico.
Perché dalla parte degli intellettuali – in particolare quelli che bazzicano gli ambienti di sinistra – non è che le cose stiano particolarmente meglio. Perché credere che la ministra Boschi abbia incontrato l’ex AD di Unicredit per tutelare i risparmi dei correntisti della Banca del padre, è roba da favole per bambini. Non della stessa opinione, infatti, sono alcuni fedelissimi “renziani” che, sul blog di un noto giornalista italiano, hanno argomentato a favore della ministra con interventi di alto spessore intellettuale del tipo: “ma occupatevi di cose più serie, voi giornalisti”, “adesso i mali della finanza italiana sono la Boschi”, e altre amenità varie. La maggior parte dei partecipanti alla discussione non ha portato argomentazioni di altro genere che non fossero dei semplici rimproveri, fino all’apoteosi del complotto contro la Boschi perché “donna bella ed intelligente”. La cosa divertente è che leggendo i vari post, tanti, mi veniva in mente una tipica scena vista e rivista in alcuni film “neorealisti” degli anni cinquanta. L’immagine dell’automobilista che sfreccia alla velocità di ben centotrenta chilometri orari su una strada con il limite dei cinquanta, che fermato dalla polizia stradale, incurante, ed incosciente, d’aver commesso un grave reato, risponde al malcapitato agente: “invece di prendervela con una brava persona come me, uno che paga le tasse, andate ad arrestare i ladri”. Ecco, questa è l’Italia che ci dobbiamo aspettare negli anni a venire?
In conclusione. Stiamo veramente come un gatto in tangenziale, come vorrebbe farci credere il vicepresidente della Commissione Europea, o le cose vanno molto meglio, come invece vuole farci credere qualcun altro?
Che dire: intanto, buon 2018 a tutti, poi, chissà, vedremo.
Andrea Lodi


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