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Costo energia: cassa integrazione anche in ceramica, Italia indietro su interventi

Costo energia: cassa integrazione anche in ceramica, Italia indietro su interventi

Il presidente Confindustria Ceramica Savorani questa mattina a Radio 24: 'Germania e Francia hanno agito a tutela delle aziende'


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Produzione in perdita per costi esplosi e ancora oggi fuori controllo, tali anche per mancanza di una politica nazionale che dopo un allarme formalizzato già a novembre non ha ancora trovato una linea di intervento chiara, e soprattutto di merito, da adottare. Uno dei settori più energivori del comparto industriale, quello della ceramica, rilancia, attraverso le parole del Presidente Giovanni Savorani, l'appello al presidente Draghi e ai ministri Lega, PD e M5S Giorgetti Orlando e Cingolani: fate presto.

La situazione è seria, solo impattata a gennaio in parte da chiusure prolungate dopo la pausa natalizia per manutenzioni, utilizzando spesso ferie arretrate, facendo rientrare i lavoratori in azienda dopo il previsto, ma ora i pannicelli caldi non servono per frenare l'emorragia. L'incontro al governo chiesto nei giorni scorsi non c'è stato e nel comparto, che ha in provincia di Modena il suo cuore, si è iniziato a lavorare in perdita e ad attivare la cassa integrazione. 'I margini sono stati mangiati - afferma Savorani - e a rischio, badate bene, insieme alle aziende, c'è il lavoro. Per questo, da subito abbiamo informato i sindacati della situazione e agito con loro nelle richieste verso il governo'. Formalizzata, lo ricordiamo, nel giorni scorsi, con una lettera congiunta.
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Confindustria e sindacati chiedono, per la mitigazione degli impatti del costo del gas naturale, di 'valorizzare il ruolo potenziale del gas nazionale in sostituzione del gas importato'.
'Si tratta di una energia più pulita anche rispetto al carbone scelto per esempio dalla Germania, che per affrontare la crisi e calmierare i costi delle aziende, ha riattivato le centrali a carbone. Il metano per noi e per la nostra società rappresenta un prodotto primario'. Anche in Francia, a differenza dell'Italia, ci si è già mossi, dedicando a condizioni tutelate il 25% della produzione'

Gi.Ga.
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