Il meccanismo del payback sanitario, di fatto chiama a 'concorrere al ripiano dell'eventuale superamento del tetto le imprese fornitrici- ricorda Confindustria- in misura pari all'incidenza percentuale del proprio fatturato sul totale della spesa a carico del Servizio sanitario regionale'. Questo, per le aziende emiliane, si traduce per il periodo 2015-2018 in oltre 170 milioni di euro 'da pagare entro i primi giorni di gennaio. Ma oltre l'importo è il meccanismo che per le imprese non funziona ed è lesivo anche in termini di principio. Le aziende si ritroverebbero nella condizione di compartecipiamo ai risultati della gestione economica della Regione, senza aver avuto voce in capitolo. E soprattutto senza sapere, al momento delle gare di appalto, se questo meccanismo sarebbe stato applicato o meno. Per questo oggi, le aziende che attraverso le loro rappresentanze hanno manifestato a Roma, chiedono che la proroga serva soprattutto ad avere il tempo necessario per modificare la norma.
“Una sospensione rappresenta una boccata di ossigeno per le aziende, ma urge un tavolo di confronto per poter definire il superamento del payback stesso, e chiarire che le responsabilità di eventuali sforamenti pregressi e futuri dovranno rimanere in capo alle singole Regioni” – ha dichiarato Massimo Riem, presidente Fifo Sanità Confcommercio
Guardando all’Emilia-Romagna i conti sul payback e sui numeri dello sforamento della sanità regionale nel quadriennio 2015-2018 li ha fatti e li ha fatti esporre alla Regione, in risposta ad una interrogazione, il Consigliere Lega Michele Facci: “La Regione Emilia-Romagna – spiega Facci - ha superato il tetto di spesa fissato dai Decreti Ministeriali di oltre 356 milioni in quattro anni, tra l’altro in periodo pre Covid.
“La proroga al pagamento legato all'applicazione del Payback - afferma il capogruppo 'Liste Civiche PD' nell'Unione dei Comuni della Bassa Modenese, Paolo Negro - coglie di fatto quanto proposto con la nostra mozione, che chiedeva per tutta la filiera delle imprese biomedicali la sospensione dell’obbligo di pagamento entro il 15 gennaio - spiega Paolo Negro. – Non essendo state trovate in Finanziaria le risorse per accogliere l’emendamento per l'abolizione del payback presentato dai nostri parlamentari Andrea De Maria e Stefano Vaccari, questa sospensione era l'unica soluzione possibile, una soluzione ponte per guadagnare tempo e intanto salvare tantissime imprese e posti di lavoro.



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