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'Smart working? Così si ferma l’economia, non certo il caro carburanti'

'Smart working? Così si ferma l’economia, non certo il caro carburanti'

'Le soluzioni sono altre: riduzione dell’IVA sulle accise e contratti di trasporto con adeguamento automatico al prezzo del carburante'


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'Pensare di risolvere il caro carburanti aumentando lo smart working è semplicemente spostare il problema, non risolverlo. Il prezzo del gasolio non scende se la gente resta a casa. Questa non è una politica energetica o economica: è una rinuncia'. Lo afferma Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere, commentando la proposta della Cisl di aumentare il lavoro da remoto per compensare il caro carburanti.


'Durante il periodo del Covid abbiamo già visto cosa succede quando le persone restano a casa: si fermano i ristoranti, i bar, i negozi di abbigliamento, i servizi alla persona come parrucchieri e barbieri. Quando le persone non si muovono, non consumano e l’economia rallenta. Meno consumi significa meno lavoro e meno stipendi. È un effetto a catena che peggiora la situazione economica generale. Qui il punto non è far muovere meno le persone, ma evitare che il carburante arrivi a costare tre euro al litro. Perché quando il gasolio aumenta, non colpisce solo chi va al lavoro in auto, ma tutta l’economia: trasporti, prezzi al supermercato, inflazione. Pensare di risolvere il problema con lo smart working significa non affrontare la vera emergenza: il costo industriale del carburante e il peso fiscale che grava su ogni litro - afferma la presidente di Ruote Libere -, Il rischio è che si accetti come inevitabile un carburante sempre più caro, scaricando il problema sui lavoratori invece di intervenire sulle cause. Le soluzioni sono altre: riduzione dell’IVA sulle accise, contratti di trasporto con adeguamento automatico al prezzo del carburante e politiche energetiche che abbassino il costo industriale. Se il gasolio arriva a tre euro al litro, non si risolve con tre giorni di smart working: si ferma il Paese'.

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