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Lavoro femminile a Modena: il 30% delle donne è fuori dal mercato

Lavoro femminile a Modena: il 30% delle donne è fuori dal mercato

L'occupazione cresce nel 2025, ma sempre più donne smettono di cercare lavoro a causa di barriere strutturali. Ad oggi, tre donne modenesi su dieci non studiano e non cercano più un’occupazione


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L’analisi del mercato del lavoro nel territorio modenese per il biennio 2024-2025 delinea un quadro complesso: se da un lato i dati Istat mostrano segnali di ripresa nell'occupazione, dall'altro emergono criticità profonde legate alla qualità del lavoro, alla segregazione formativa, occupazionale e a un preoccupante fenomeno di inattività.
É quanto emerge dalle Note statistiche pubblicate dalla Provincia di Modena e illustrate mercoledì 6 maggio nella Sala del Consiglio Provinciale - Viale Martiri della Libertà 34 – Modena alla presentazione delle prime evidenze del progetto FA.TE - FAcilitare il TEmpo della dignità (rivolto a donne in difficoltà) da parte delle referenti dell'Associazione Gruppo Donne Giustizia e della Fondazione Futuro ETS.
In particolare emerge che tasso di occupazione femminile (15-64 anni) a Modena nel 2025 si attesta al 63,4 per cento. Si conferma essere un dato superiore di circa 10-15 punti percentuali rispetto alla media nazionale e la crescita registrata nell'ultimo anno nasconde un'anomalia generazionale, ovvero che l’incremento degli occupati nel 2025 è trainato esclusivamente dagli over 50 e over 60.
Il tasso di disoccupazione femminile è sceso drasticamente in tre anni: dall'8,2 per cento (2023) al 5,2 per cento (2024), fino al 4,5 per cento nel 2025.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che questo calo non è dovuto solo a nuove assunzioni, ma a un 'drenaggio' verso l'inattività.
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Sempre più donne smettono di cercare lavoro a causa di barriere strutturali. Ad oggi, tre donne modenesi su dieci non studiano e non cercano più un’occupazione.
Dal punto di vista dei percorsi formativi, le donne restano sovrarappresentate in ambiti tradizionali (salute, insegnamento, scienze umane) e sottorappresentate nelle materie STEM (Ingegneria e Scienze), sebbene il divario sia in lieve riduzione.
Massimiliano Vigarani, funzionario dell’ufficio statistica della Provincia sottolinea che 'le lavoratrici modenesi si trovano spesso in condizione di sovra-istruzione rispetto alle mansioni svolte. Sopportano il peso di part-time involontari, carriere discontinue e contratti precari (intermittenti o in somministrazione), fattori che le rendono maggiormente esposte dalla crisi internazionale e dei fenomeni speculativi. La frammentazione delle carriere e i differenziali salariali (gender pay gap) stanno creando un'emergenza sociale a lungo termine. Il sistema attuale sta portando all'età pensionistica coorti di lavoratrici sempre più povere, a causa delle carriere professionali dsicontinue e da bassi redditi da lavoro.
Il rapporto evidenzia come la riduzione del divario di genere non sia solo una questione di equità, ma una leva strategica imprescindibile per la competitività e la sostenibilità del welfare del territorio modenese.
Senza azioni strutturali su formazione, conciliazione vita-lavoro e abbattimento degli stereotipi, il potenziale di un'intera generazione di giovani donne rischia di andare perduto'.
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