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Ampliamento Monteré: i nodi irrisolti che la Cooperativa Essiccazione e Confcooperative non raccontano

Ampliamento Monteré: i nodi irrisolti che la Cooperativa Essiccazione e Confcooperative non raccontano

I Residenti di Strada Cadiane: 'Tutelare l'occupazione non può significare ignorare le regole, la trasparenza amministrativa e la tutela del territorio'


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In risposta agli articoli ”Stop ampliamento della Monterè, l'azienda non ci sta: 'Rispettiamo la sentenza, ma i danneggiati siamo noi' della Cooperativa Modenese Essiccazione e “Bocciatura ampliamento Monteré: Confcooperative, così si danneggiano dipendenti e tessuto produttivo” di Confcooperative, intervengono i Residenti di Strada Cadiane.

'Rispettiamo la posizione di Confcooperative e comprendiamo la preoccupazione per i lavoratori coinvolti. Tuttavia, tutelare l'occupazione non può significare ignorare le regole, la trasparenza amministrativa e la tutela del territorio. Le sentenze del Tar Emilia-Romagna e del Consiglio di Stato non hanno bocciato un'attività produttiva o il lavoro di una cooperativa. Hanno invece evidenziato gravi carenze istruttorie e motivazionali nel procedimento autorizzativo che ha portato all'approvazione dell'ampliamento Monteré. Un progetto favorito da un inquadramento controverso. Nel corso della seduta del Consiglio Comunale dell'8 aprile 2024, l'allora Giunta Muzzarelli ha spiegato che il progetto era stato inizialmente valutato come insediamento produttivo e solo successivamente ricondotto alla disciplina agricola. Questa scelta ha comportato una significativa riduzione degli oneri economici a carico del proponente: la valorizzazione urbanistica è passata da circa 2 milioni di euro a circa 600 mila euro e non sono stati previsti gli oneri di urbanizzazione normalmente richiesti per ampliamenti industriali di tali dimensioni.

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La stessa Giunta Muzzarelli definì questo trattamento un 'favor' derivante dall'inquadramento agricolo dell'intervento'.


'Ci domandiamo se sia giusto che un ampliamento industriale di oltre due ettari produca un impatto significativo sul territorio senza le compensazioni normalmente richieste ad altre attività produttive. Il consumo di suolo e l'alternativa di Via Bellaria Dagli atti emerge che esisteva un'alternativa già individuata dalla stessa cooperativa: l'area di Via Bellaria, costituita da strutture dismesse e degradate da anni. La Giunta Muzzarelli ha dichiarato in Consiglio che il Comune aveva ritenuto quell'area idonea e che il progetto era stato abbandonato esclusivamente per ragioni aziendali interne. Proprio su questo punto si sono concentrate le critiche del TAR e del Consiglio di Stato. I giudici hanno stabilito che, prima di autorizzare nuovo consumo di suolo agricolo, il Comune avrebbe dovuto: verificare concretamente le alternative disponibili; valutare il riuso di aree già compromesse; motivare perché la nuova localizzazione fosse preferibile. Secondo il TAR vi è stata una 'totale assenza di istruttoria'. Il Consiglio di Stato ha confermato che l'amministrazione non può limitarsi a recepire le conclusioni contenute nella VALSAT predisposta dal proponente' - continuano i residenti.


'Il problema del traffico rimane irrisolto: anche sul tema della viabilità le sentenze sono particolarmente chiare.

Durante il dibattito consiliare del 2024 fu riconosciuto che Via Cadiane e Stradello Aggazzotti non sono strade idonee a sostenere l'incremento di traffico pesante generato dall'ampliamento. Le piazzole di scambio previste erano state presentate come misure di mitigazione temporanee e non come soluzione definitiva. Lo stesso Consiglio Comunale individuava come vera risposta infrastrutturale un futuro collegamento diretto con la complanare, opera che però non disponeva né di tempi certi né di finanziamenti definiti. Per questo il TAR ha definito illogico autorizzare subito l'aumento del traffico facendo affidamento su opere future e ipotetiche. Il Consiglio di Stato ha confermato integralmente questa valutazione. Nel frattempo i residenti continuano a convivere con traffico pesante intenso; passaggi notturni di camion; deterioramento del manto stradale; problemi di sicurezza e rumore. Chiediamo quindi che il Comune faccia rispettare le limitazioni già previste per il traffico pesante e avvii controlli puntuali sulla situazione di Strada Cadiane'.


'In questi anni i residenti hanno presentato osservazioni, documentazione tecnica e studi sull'impatto dell'intervento. Nonostante ciò è stata negata la partecipazione alla Conferenza dei Servizi; non è stato consentito alcun confronto diretto durante l'istruttoria; molte informazioni sono emerse solo successivamente attraverso gli atti pubblicati.

Riteniamo che un progetto con un impatto così rilevante avrebbe richiesto un percorso di partecipazione più aperto e trasparente. Una questione di legalità, non di contrapposizione all'impresa Questa vicenda non riguarda un presunto scontro tra cittadini e impresa. Riguarda il rispetto delle regole urbanistiche e ambientali. Lo ha ricordato anche Europa Verde Modena, sottolineando come la sentenza del Consiglio di Stato affermi un principio fondamentale: il consumo di nuovo suolo agricolo può essere autorizzato solo dopo aver dimostrato l'impossibilità di utilizzare strutture esistenti o soluzioni alternative. La decisione dei giudici non rappresenta una vittoria contro il lavoro, ma una vittoria della legalità, della corretta amministrazione e della tutela del territorio'.


'Chiediamo:

1. venga verificata concretamente la possibilità di utilizzare l'area dismessa di Via Bellaria e di procedere alla relativa bonifica;

2. siano valutate tutte le possibili alternative localizzative disponibili;

3. il Comune faccia rispettare i divieti relativi al traffico pesante su Strada Cadiane;

4. che il Comune consideri, nelle decisioni attuali e future, la situazione di crescente insostenibilità del traffico, promuovendo interventi volti a migliorare la viabilità, la sicurezza e la qualità della vita dei residenti;

5. vengano effettuati controlli e verifiche sul ripristino delle aree interessate dai lavori eseguiti dopo la prima sentenza del TAR;

6. siano garantiti ai cittadini trasparenza, informazione e partecipazione in ogni futura fase del procedimento. I lavoratori si tutelano con progetti solidi, trasparenti e pienamente legittimi. Solo così si evitano anni di contenziosi che finiscono per danneggiare tutti: imprese, dipendenti, cittadini e istituzioni'.

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