'La Cooperativa Modenese Essiccazione Frutta – MonteRè prende atto con rispetto della sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’annullamento del permesso di costruire relativo al nuovo stabilimento di Stradello Aggazzotti, ribaltando in parte le conclusioni del TAR Emilia-Romagna sul punto delle emissioni sonore e delle alternative localizzative. Non nasconde, tuttavia, la propria preoccupazione per le conseguenze concrete di questo blocco su una filiera agricola che rappresenta un’eccellenza del territorio modenese'. Così in una nota la Cooperativa interviene sulla pronuncia del Consiglio di Stato.
'L’ampliamento non è un progetto di espansione fine a se stesso — sottolinea il presidente Gherardo Rangoni Machiavelli — ma una risposta urgente e non più rinviabile alle esigenze di una cooperativa che oggi gestisce oltre 500 ettari di impianti frutticoli. Di questi, più di 100 ettari di nuovi frutteti, messi a dimora negli ultimi anni dai nostri soci, entreranno in piena produzione già dal 2026. Senza una struttura di essiccazione e frigoconservazione adeguata, non saremo in grado di lavorare e conservare queste produzioni nei tempi e nei modi richiesti dalla natura stessa del frutto. Il rischio non è teorico: è concreto, ravvicinato e misurabile'.
'Le tempistiche, in questo settore, non sono negoziabili.
La prugna fresca ha finestre di raccolta e lavorazione estremamente ristrette: ogni settimana di ritardo nella disponibilità degli impianti si traduce in perdite di prodotto, di qualità e di reddito per le famiglie agricole socie. Con oltre 500 ettari di frutteti in gestione — una superficie che fa di MonteRè l’unico produttore italiano di prugne essiccate — la cooperativa non ha margini di flessibilità che altri comparti possono permettersi'.MonteRè ricorda di essere 'la prima realtà italiana ad aver ottenuto un certificato per l’assorbimento netto di CO₂ da parte di Csqa, grazie al lavoro di ricercatori guidati dal premio Nobel per la Pace Riccardo Valentini. I 100mila alberi da frutto coltivati dai soci a Modena e Provincia assorbono complessivamente oltre 3.000 tonnellate di CO₂ ogni anno. Definire questo progetto “un oltraggio all’ambiente” — come ha fatto Europa Verde — significa ignorare dati scientifici verificati e certificati da enti terzi indipendenti'.
Sul tema della viabilità e dei danni economici subiti, la Cooperativa è costretta a essere molto esplicita. MonteRè aveva già versato oltre 600.000 euro al Comune di Modena e aveva realizzato a proprie spese tre piazzole di scambio su via Cadiane, tutto questo facendo legittimo affidamento sul permesso di costruire regolarmente emesso dall’Amministrazione comunale.
'Abbiamo agito in perfetta buona fede — dichiara Rangoni Machiavelli — rispettando ogni procedura e onorando ogni impegno finanziario assunto.
La sentenza riconosce che il procedimento autorizzativo potrà tornare nelle mani dell’Amministrazione comunale per una nuova istruttoria completa e adeguatamente motivata. MonteRè accoglie questa indicazione con spirito costruttivo e auspica che il Comune proceda con la massima celerità.
'Siamo pronti a collaborare lealmente con l’Amministrazione — aggiunge Rangoni Machiavelli — ma dobbiamo essere chiari: il tempo stringe in modo drammatico. Il 2026 è già in corso, e con esso l’entrata in produzione di centinaia di ettari di nuovi frutteti che non possono aspettare. L’annullamento del permesso a costruire da parte del Consiglio di Stato rappresenta di per sé un grave danno già inflitto alla cooperativa.
'Qualora dovesse verificarsi una situazione di stallo da parte del Comune — dichiara con fermezza il presidente Rangoni Machiavelli — saremo costretti a studiare soluzioni alternative per garantire continuità di lavoro ai nostri dipendenti e dare risposte concrete alla filiera agricola che ci onoriamo di rappresentare. Non possiamo permetterci di restare fermi: lo dobbiamo ai nostri soci, ai nostri lavoratori e a un territorio che ha fatto della qualità agroalimentare la propria identità. MonteRè continuerà a operare con la trasparenza e la responsabilità che da sempre ne caratterizzano l’azione, fiduciosa che una soluzione condivisa e rispettosa di ogni interesse sia non solo possibile, ma necessaria — e urgente. In questa storia, chi ha rispettato le regole, onorato gli impegni e investito in buona fede è la cooperativa. Ed è la cooperativa ad aver pagato il prezzo più alto'.


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