'Per tante donne, soprattutto straniere o in condizioni di svantaggio culturale, la richiesta di aborto nasce dalla solitudine e dalla scarsa conoscenza degli aiuti a cui potrebbero accedere. Sappiamo inoltre che non poche donne subiscono pressioni per abortire, fatte di ricatti, colpevolizzazione e minacce, spesso da parte del partner o della famiglia. Le testimonianze raccolte da realtà come la rete “Ti racconto l'aborto”, di cui fanno parte anche donne modenesi, ci dicono che le conseguenze psicologiche di un aborto possono essere pesanti e durature. Ogni aborto è una sconfitta per la nostra società: nega ai bambini la possibilità di continuare a vivere, segna nel profondo molte mamme e priva la comunità di nuove energie e nuova vita'.
E' quanto dichiara Andrea Mazzi, capogruppo di Modena in ascolto, in merito ai dati diffusi dalla “Relazione sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Emilia-Romagna – dati 2024”, pubblicata a inizio 2026 dal Servizio Sanitario Regionale. Nel territorio modenese si contano 1.019 IVG nel 2024, un dato ancora in leggera crescita negli ultimi due anni. Tra le donne che abortiscono, il 35 per cento ha cittadinanza straniera, una quota molto più alta della loro presenza sul territorio provinciale (pari al 14 per cento).
Nel 63 per cento dei casi il certificato è stato rilasciato da un consultorio familiare, e per la prima volta nel 2024 alcuni aborti farmacologici sono stati effettuati direttamente presso il Consultorio di via Padova.'Ho depositato un'interrogazione al sindaco e alla giunta – spiega Mazzi – per verificare come viene applicata a Modena la parte preventiva della legge 194/1978. Un impianto normativo che esprime una preferenza netta per l'accoglienza della vita nascente e affida un ruolo centrale ai servizi sociali comunali, come previsto dalla DGR 1690/2008 sulla tutela sociale della maternità'.
Nell'interrogazione, Mazzi chiede all'Amministrazione di chiarire, tra l'altro: quanti piani personalizzati di sostegno siano stati attivati negli ultimi tre anni (2023-2025) e quali aiuti concreti siano stati erogati alle mamme in difficoltà; quante gestanti siano state indirizzate ai servizi sociali comunali dai consultori, anche da ospedali e medici di base; se l'Amministrazione ritenga opportuno attivare percorsi di affiancamento con volontarie e volontari a sostegno relazionale ed emotivo delle mamme in difficoltà, in coordinamento con i servizi sociali; se esistano procedure per verificare, durante i colloqui, l'assenza di pressioni o forme di costrizione sulle donne che stanno valutando un'interruzione di gravidanza.
'Di fronte a numeri come questi, in crescita anziché in calo, credo sia doveroso un approfondimento serio, senza pregiudizi ideologici – conclude Mazzi –.



