C'è anche un problema di democrazia. L'accordo del 16/04/2026 è stato sottoposto al referendum del 5 maggio. Una conciliazione firmata dopo, fuori da ogni consultazione, ne ha cambiato i contenuti. Ha introdotto una 'possibilità di scelta' che i lavoratori non hanno mai votato. Ha alterato anche la redistribuzione del monte premio complessivo: se una parte dei lavoratori accede a un regime diverso, le quote degli altri cambiano. Chi ci guadagna e chi ci perde? Nessuno l'ha spiegato.
Prendiamo atto che oggi anche le organizzazioni firmatarie dell'accordo del 16 aprile lo definiscono 'non più applicabile' e parlano di disparità di trattamento. Ci fa piacere. Ma ricordiamo che quell'accordo lo hanno firmato loro, con le sue penalizzazioni. Noi le abbiamo contestate formalmente fin dall'inizio, a partire dalla franchigia sui sinistri. Non basta chiedere all'Azienda di 'ristabilire l'equità'. Bisogna dire chiaramente quale equità.
E la risposta dell'Azienda? Non c'è. Il verbale si chiude dopo tre ore e mezza di incontro senza una sola replica di SETA e senza alcun impegno scritto sul Premio di Risultato. Gli altri punti all'ordine del giorno, inidonei e giornate a disposizione, vengono rinviati. Le organizzazioni presenti hanno firmato un verbale che registra la loro protesta e niente altro. Intanto il doppio regime resta in vigore. A ogni busta paga, la disparità tra lavoratori diventa più concreta.
USB chiede: l'applicazione a tutto il personale, senza distinzioni di tessera, del regime più favorevole tra quelli oggi esistenti; la piena trasparenza sui criteri di calcolo e di redistribuzione del monte premio, con dati consultabili da ogni lavoratore; che nessuna modifica al PdR venga adottata senza una nuova consultazione vincolante di tutto il personale; l'apertura di assemblee in tutti gli impianti per informare i lavoratori.
Il salario accessorio non è una merce di scambio per chiudere le cause tra Azienda e sindacati. È salario di chi guida ogni giorno i mezzi di SETA.
USB Lavoro Privato – Modena


