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Via libera all'etichettatura 'prodotto di montagna'

Via libera all'etichettatura 'prodotto di montagna'

Coldiretti: interessati i prodotti di 120 comuni montani. Un importante provvedimento per cercare di arrestare la diaspora delle aziende agricole di montagna che negli ultimi dieci anni in Emilia Romagna, secondo i dati Istat, hanno fatto registrare un crollo del 40%


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Un importante provvedimento per cercare di arrestare la diaspora delle aziende agricole di montagna che negli ultimi dieci anni in Emilia Romagna, secondo i dati Istat, hanno fatto registrare un crollo del 40%. È questo il commento di Coldiretti Emilia Romagna all’approvazione della Conferenza Stato- Regioni del decreto che stabilisce che i prodotti agroalimentari delle aree di montagna potranno riportare l’indicazione di qualità “prodotto di montagna”. Il decreto recepisce quanto introdotto dal Regolamento UE 1151/2012, il cosiddetto “Pacchetto Qualità”, per valorizzare la provenienza delle produzioni.

È un provvedimento che riconosce il valore dell’origine delle produzioni agroalimentari e rafforza l’importanza di fornire ai consumatori informazioni trasparenti. In questo modo l’etichetta “prodotto di montagna” diventa uno strumento sia economico, sia sociale al servizio dei produttori e degli amministratori di 120 (su 337) Comuni emiliano romagnoli, per dare maggiore valore aggiunto alle produzioni ottenute su una ampia parte del territorio emiliano romagnolo dove le aree montane costituiscono il 42 per cento della superficie regionale.

Per essere classificati “di montagna” i prodotti vegetali e il miele – informa Coldiretti Emilia Romagna – devono essere totalmente ottenuti e trasformati nelle aree montane; per la trasformazione ad esempio in conserve e confetture possono essere utilizzati ingredienti (spezie, zucchero, erbe) in quantità non superiori al 50% del peso totale.

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I prodotti zootecnici devono essere ottenuti da animali allevati negli ultimi due terzi della loro vita in montagna e nutriti con mangimi prodotti in aree di montagna per percentuali pari al 60% per i bovini, al 50% per pecore e capre e al 25% per i maiali. La trasformazione di carne e latte deve avvenire in strutture situate entro una distanza massima di 10 chilometri dai confini amministrativi dei Comuni montani, per quanto riguarda il latte, ed entro 30 chilometri per la carne.

La valorizzazione dei prodotti di montagna – conclude Coldiretti Emilia Romagna – è un importante tassello per salvaguardare la presenza dell’attività agricola in aree dove la presenza dell’uomo è fondamentale per l’equilibrio ambientale e la salvaguardia dal dissesto idrogeologico.

 

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