Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi anonimi alla stampa Usa, l’operazione sarebbe stata condotta utilizzando bombardieri B-2, che hanno sganciato 6 bombe anti-bunker da 13.600 chilogrammi ciascuna contro il sito nucleare sotterraneo di Fordow, il più importante in Iran per le attività di arricchimento dell’uranio. Durante gli attacchi sarebbero stati impiegati anche diversi missili Tomahawk, lanciati dai sottomarini statunitensi che si trovano nella regione, a distanza di tiro dall’Iran. Secondo fonti anonime che hanno parlato ai media Usa, Trump si starebbe augurando che gli attacchi statunitensi costringano le autorità iraniane a sedersi al tavolo dei negoziati per la pace e per un accordo sul nucleare, e per questo motivo al momento non avrebbe in programma di approvare nuovi attacchi.
Le autorità Usa, secondo fonti che hanno parlato all’emittente “Cbs News”, avrebbero anche contattato le controparti iraniane attraverso “canali diplomatici”, per precisare di non essere intenzionate a condurre operazioni che portino a un “cambio di regime” nel Paese. Le operazioni statunitensi sono state nel frattempo confermate dalle autorità iraniane. Diversi residenti nella città di Qom hanno riferito diverse esplosioni nell’area attorno al sito di Fordow, e poco dopo l’ufficio del governatore della provincia omonima ha confermato un attacco aereo da parte di “obiettivi ostili” contro il sito, che ha riportato danni all’ingresso e all’uscita dell’impianto. Mehdi Mohammadi, consigliere anziano del presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Ghalibaf, ha scritto sui social che i danni provocati dagli attacchi agli impianti nucleari “non sono irreversibili”, a differenza di quanto affermato da Trump.
L’operazione lanciata dagli Usa, dopo giorni di attesa, è stata accolta con entusiasmo dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
Foto Agenzia Nova
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