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'Giornata contro l'incenerimento dei rifiuti, a Modena si celebra l'assurdo'

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I modenesi differenziano sempre più ma anziché vantaggi subiscono i danni ambientali e sulla salute dall'incenerimento, nell'impianto di via Cavazza, di una quantità sempre maggiore di rifiuti provenienti da tutta Italia


'Giornata contro l'incenerimento dei rifiuti, a Modena si celebra l'assurdo'

Nell'inchiesta, in quasi 20 puntate, pubblicate da La Pressa con la collaborazione del Comitato Salute e Ambiente di Modena sulla storia, sul funzionaento e sugli effetti ambientali e sulla salute pubblica dell'inceneritore (ed è giusto chiamarlo inceneritore perché l'impianto modenese non è mai diventato ciò che doveva anche essere, ovvero un termovalorizzatore), sono emersi chiaramente gli effetti di una politica di governo regionale provinciale e comunale che ha voluto potenziare sempre più l'impianto modenese fino a spingerlo verso le 240.000 tonnellate annue, più del doppio della capacità di conferimento che sarebbe necessaria per smaltire la quantità (sempre minore grazie all'aumento della raccolta differenziata), di rifiuti indifferenziati prodotti a Modena. Una politica che ha portato all'assurdo, tutto modenese, che l'aumento dei rifiuti indifferenziati che finiscono nell'inceneritore non è inversamente bensì direttamente proporzionale all'aumento dei rifiuti differenziati.
A ricordacelo insieme al fatto che oggi, 14 ottobre, si celebra  si celebra la giornata contro l’incenerimento dei rifiuti, è il Comitato Ambiente è salute di Nonantola.

'Anche i cittadini Modenesi e dei Comuni attigui alla ciminiera dell’inceneritore di via Cavazza, da anni e sempre più impegnati nel differenziare / riciclare i rifiuti, rivendicano il diritto di decidere come trattare i propri rifiuti e quello di non respirare e subire ogni giorno gli inquinanti prodotti dall’incenerimento di rifiuti di ogni genere che a Modena, oggi, provengono ormai da tutta Italia. Siamo uno dei pochi casi in cui, all’aumento progressivo della raccolta differenziata dei rifiuti su tutto il territorio Provinciale corrisponde un incremento esponenziale di rifiuti destinati all’incenerimento. In aumento malattie respiratorie e tumori. E’ la constatazione del fallimento delle politiche Regionali/Provinciali e Statali sul trattamento dei rifiuti ed ambientali'

Modena, con il suo impianto, contribuisce, su scala globale, - scrive il comitato in occasione di questa giornata -  a mandare in fumo miliardi di euro sotto forma di tonnellate di preziose materie prime, riciclabili e riutilizzabili, emettendo in atmosfera ogni giorno esorbitanti quantitativi di sostanze altamente inquinanti e cancerogene. Impianti che hanno un bilancio energetico passivo, che creano a loro volta tonnellate di rifiuti da smaltire, che hanno trasformato progressivamente l’atmosfera ed i territori in discariche a cielo aperto.

E’ da anni che anche i cittadini della nostra Provincia rivendicano il diritto di scegliere “come debbano essere trattati i rifiuti, compresi i propri”, in modo democratico, nel rispetto delle normative Europee già in vigore dal 2008 e ribadite/potenziate nel 2015: tutte nettamente in controtendenza rispetto il loro incenerimento. Esse prevedono modalità di trattamento rifiuti che mettono al primo posto la loro riduzione, il loro trattamento/separazione con tecnologie prive di rischi per la salute dei cittadini, rispettose della natura e l’ambiente. Tutte norme basate principalmente su tre fattori: “buon senso”, “rispetto”, “lungimiranza”.

Si brucia anche ciò che non si dovrebbe

In Emilia Romagna e nella Provincia di Modena, dove tantissimi rifiuti non vengono separati “a freddo” in appositi impianti, molto più economici degli inceneritori, non inquinanti, in grado di produrre utili per la collettività e posti di lavoro. Qui non si cerca di recuperare quante più materie prime possibile dai rifiuti, ma si continua a bruciarne a tutto spiano pur di tenere accesi gli inceneritori ed assicurare ingenti utili a chi li gestisce.

Mentre con la diffusione della raccolta porta a porta sono calati esponenzialmente i rifiuti da destinare all’incenerimento, l’impianto di Modena continua a bruciarne sempre più. Negli ultimi dieci anni siamo passati dalle 103.000 tonn/anno del 2006 alle 212.000 del 2016, con la previsione di sfiorare per la prima volta il limite delle 240.000 tonnellate nel 2017, la sua potenzialità massima. 

Questo impianto incamera e brucia assieme rifiuti di ogni genere (cosa non positiva) che arrivano oggi soprattutto da altre Regioni. Siamo al paradosso: si ricicla sempre di più e al contempo si brucia sempre di più. Di peggio è stato capace di fare solo il Governo centrale, che, col recente decreto cosiddetto “sblocca-Italia”, definisce gli inceneritori “impianti strategici” nella filiera dei rifiuti.

Assistiamo infatti a livello Nazionale ad un colossale traffico di rifiuti, “da Sud verso Nord: per seppellirli o bruciarli”, si legge sulla stampa. E ancora, “Coinvolti i dirigenti dei colossi HERA, A2A ambiente e Aral. Inchiesta dei Carabinieri del Noe di Milano con la Direzione Distrettuale antimafia di Brescia”. Alla già tragica situazione di inquinamento atmosferico a cui veniamo sottoposti (siamo una delle Provincie con l’inquinamento atmosferico maggiore d’Europa), si aggiunge quello prodotto da questo mastodontico inceneritore, che immette da solo in atmosfera circa 6.300 metri cubi di fumi tossici e cancerogeni per ogni tonnellata di rifiuto trattato.
Sono polveri finissime che ristagnano anche in atmosfera, in sospensione, e si sommano giorno dopo giorno a tutto il resto. Queste nano-polveri entrano velocissimamente nel nostro sangue e possono depositarsi nei nostri organi. Si prefigura per il 2017 l’emissione in atmosfera di circa 1.500.000.000 metri cubi di fumi tossici da parte di questo solo impianto. Fuoriescono ogni giorno, costantemente, alla temperatura di oltre 1.100 gradi: un ulteriore fattore negativo per il surriscaldamento globale dell’atmosfera, che è alla base dei cambiamenti climatici in atto.

Il 'disagio ambientale' ed il risarcimento del danno
'HERA versa ogni anno al solo Comune di Modena 1.650.000 euro a titolo di risarcimento per l'impatto ambientale provocato dall'inceneritore. I Comuni limitrofi, anche se fortemente impattati - afferma sempre il comitato nonantolano - devono subirlo e senza alcun risarcimento. Mai registrati in Provincia di Modena tanti problemi alle vie respiratorie e tumori come negli ultimi anni. Il Registro Provinciale Tumori riporta dati allarmanti e percentuali in costate aumento nonostante i dati siano aggiornati al 2011. Non bene per chi vive nelle vicinanze dell’inceneritore. Purtroppo si sono avverate le previsioni fatte dall’Ordine dei Medici dell’Emilia Romagna e quello Modenese quando nel 2003 tentò di opporsi al raddoppio dell’inceneritore di Modena per non aggravare ulteriormente una situazione di inquinamento atmosferico già critica. Si basò sui dati scientifici a disposizione e sulle indagini epidemiologiche svolte su cittadini residenti e non in zone sottoposte all’incenerimento rifiuti. Inascoltati anche i medici. Non accolte tutte le proposte alternative.


Anche questo 14 ottobre 2017 sarà l’occasione per mettere di nuovo sotto i riflettori le scelte a nostro avviso sbagliate e controproducenti operate nell’ultimo ventennio in materia di rifiuti e ambiente anche dalle nostre politiche Regionali e Provinciali. Decisioni votate e avvallate in passato da una serie di Amministrazioni locali consenzienti ed “allineate” e, purtroppo, tuttora condivise o tollerate da quelle attuali. Quel che è peggio è che si continua a legiferare e deliberare non mettendo al primo posto il bene comune, l’interesse della collettività. Basterebbe tenere a riferimento le solite tre semplici categorie: “buon senso”, “rispetto”, “lungimiranza”. Pilastri che per tanti anni hanno animato fior fiore di Politici ed Amministratori anche locali, oggi patrimonio e guida solamente per un inedito connubio fra vecchie e nuovissime generazioni ed un Pontefice davvero unico. Connubio a cui tutti noi guardiamo con interesse e speranza, per riuscire a scardinare questi assurdi sistemi di potere a favore del ripristino della dialogo fra Amministrazioni ed Amministrati, del coinvolgimento dei cittadini alla partecipazione, alla ricerca della loro condivisione sulle scelte strategiche che riguardano collettività e territori. Si potrebbero trarre ottime lezioni di democrazia e civismo anche nel decidere come trattare i rifiuti'



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