La domanda è di difficile risposta.
La premessa è che - al di là di come Mezzetti ha cercato di vendere il tutto - l'idea è partita proprio da Altini, in accordo con l'assessore regionale Massimo Fabi e - a ruota - col presidente Michele De Pascale. A questa 'catena di comando' (con il Dg Aou Luca Baldino a fare da sponda) si è poi aggiunto il sindaco di Modena.
Ma capire il perchè di questo 'salto' dai tecnici alla politica locale incarnata dal primo cittadino, non è semplice.
Il pensiero di Altini è coerente col suo punto di vista: da manager, numeri alla mano, vuole tagliare sui costi della sanità, da un lato rispondendo con celerità zelante alla carenza di fondi in arrivo da Roma dall'altro obbedendo alla sua visione privato-centrica tipica, del mondo ciellino. Per far quadrare il bilancio aziendale sul fronte della spesa corrente, il depotenziamento e la successiva chiusura di un ospedale è la strada più semplice. Prima Altini ci ha provato con l'eliminazione dell'automedica in montagna, con i premi ai medici di base che prescrivono meno, con il lento depauperamento di Mirandola, ma serviva di più. E allora ecco la mossa choc: toccare il simbolo degli ospedali della provincia, il Policlinico. Trascolare tutto a Baggiavora risparmiando sulla spesa e caricare sul capitolo investimenti un fardello da 550 milioni: una ipoteca sul futuro che probabilmente non lo vedrà più protagonista a Modena, ci penserà chi ci sarà.
Ma Mezzetti perchè lo ha seguito? Perchè non si è fatto baluardo degli interessi dei modenesi, dai quali è stato eletto, per difendere il loro ospedale? Perchè si è fatto convincere che chiudere una fetta (per ora) del Policlinico risponda a una visione 'meno egoistica' della sanità provinciale, in ottica di 'rete'?
Il sindaco si è talmente convinto di questa idea dal presenterla senza condividerla con nessun collega sindaco, con nessun consigliere, con nessun partito di maggioranza. Ha fatto tutto da solo. Ha presentato un progetto che vedrà la luce (forse) tra 10 anni, in un pomeriggio con una intervista in esclusiva a un giornale.
Massimo Mezzetti in questi due anni e mezzo da primo cittadino ha dimostrato di avere il coraggio di scardinare meccanismi di potere consolidati e apparentemente immutabili: dalle logiche urbanistiche, passando ai rapporti con la multiutility Hera. Ha dimostrato una libertà rara e ha fatto pesare fino in fondo il suo essere svincolato da tessere di partito. Ha dovuto sopportare il peso di essere il primo sindaco in Italia nella cui città si è verificato un attentato e, nell'occasione, ha tenuto insieme la comunità senza percorrere scorciatoie. Addirittura mostrando una prudenza sulla genesi del gesto superiore a quella del ministro dell'Interno e del vicepremier. Ha tamponato le carenze di una giunta 'nuova' e ha resistito agli attacchi interni del Pd, mostrando una solida esperienza politica, capacità istrionica e sensibilità umana.
Bene, perchè dunque sul caso Sanità si è lasciato completamente assorbire dalle sirene di chi vorrebbe dire addio al Policlinico? Perchè, da presidente Ctss si è lasciato andare a una mossa così avventata nel merito e nel metodo? Davvero crede alle promesse di chi dice 'depotenziamo l'ospedale ma poi ci fermiamo qua', come se il caso dei Punti nascita non parlasse da solo?
Queste domande al momento non hanno una risposta. Il tempo forse consentirà di dipanare la nebbia. Forse una spiegazione c'è, forse davvero è solo una raffinata strategia per scongiurare, proprio quello che si sta affermando. Del resto la risposta più arzigogolata, fantasiosa e complottista appare più credibile di quella che al momento sembra la più probabile. Cioè che - davvero - il sindaco di Modena creda sia giusto privare i modenesi dell'ospedale della città così come lo conoscono.
Giuseppe Leonelli
Nella foto Mattia Altini, Massimo Fabi e Massimo Mezzetti


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