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Policlinico svuotato, Uil boccia Mezzetti senza appello: 'Il futuro della sanità modenese non si decide così'

Policlinico svuotato, Uil boccia Mezzetti senza appello: 'Il futuro della sanità modenese non si decide così'

'Non è così che si costruiscono le grandi trasformazioni. E non è questo lo spirito del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia sociale'


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'Le ipotesi di riorganizzazione della rete ospedaliera modenese, con la realizzazione di un nuovo grande polo ad alta complessità nell'area di Baggiovara e la conseguente trasformazione dell'attuale Policlinico, aprono interrogativi che non possono essere liquidati attraverso annunci sulla stampa o generiche rassicurazioni. UIL Modena e UIL FP Modena ritengono che una trasformazione di questa portata debba partire da un principio irrinunciabile: è l'organizzazione sanitaria che deve adattarsi ai bisogni delle persone, non il contrario'. Così in una nota Roberto Rinaldi e Nicola Maria Russo della Uil di Modena.

'Non intendiamo esprimere giudizi pregiudiziali su un progetto del quale, ad oggi, non conosciamo studi di fattibilità, valutazioni comparative, sostenibilità economica e ricadute assistenziali e occupazionali. Ma proprio questa assenza di elementi conoscitivi rende indispensabile aprire immediatamente un confronto serio e trasparente. Il primo problema è il metodo. Ancora una volta apprendiamo dalla stampa ipotesi destinate a incidere profondamente sul futuro della sanità pubblica, senza che sia stato preventivamente sviluppato un confronto con le rappresentanze dei lavoratori e con le comunità interessate. Non è così che si costruiscono le grandi trasformazioni.

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E non è questo lo spirito del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia sociale sottoscritto in Emilia-Romagna anche dalle organizzazioni sindacali confederali, che pone partecipazione, coesione territoriale e qualità del lavoro tra i presupposti delle politiche di sviluppo; continuiamo a ribadire che la sede di confronto è la CTSS (Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria)  della quale il sindaco di Modena ne è presidente'.


'Il secondo tema riguarda il modello sanitario che si vuole costruire. La rete ospedaliera modenese si è sviluppata attraverso un sistema articolato di strutture, servizi e professionalità distribuiti sul territorio. Concentrare le attività ad alta complessità può rappresentare un'opportunità, ma soltanto se accompagnato da una valutazione rigorosa delle conseguenze sull'accessibilità e sulla continuità dell'assistenza. Quali funzioni rimarranno al Policlinico? Con quali specialità, posti letto, diagnostica e personale opererà il futuro Pronto soccorso? Come saranno organizzati i trasferimenti dei pazienti tra le strutture? Quali conseguenze avrà questa scelta sugli altri ospedali della provincia e sui servizi territoriali? Un servizio sanitario non si misura soltanto dall'eccellenza delle prestazioni che è in grado di offrire, ma anche dalla possibilità concreta per ogni cittadino di accedervi. Anziani, persone fragili, famiglie e cittadini con difficoltà di mobilità non possono diventare variabili secondarie di una riorganizzazione - continua la Uil -. C'è poi il tema del lavoro, troppo spesso dimenticato quando si immaginano grandi trasformazioni organizzative.

Migliaia di professionisti hanno costruito la propria vita intorno alle attuali sedi lavorative. Eventuali trasferimenti comporterebbero conseguenze sui tempi e sui costi degli spostamenti, sulla conciliazione tra vita e lavoro, sui turni e sull'organizzazione familiare. Occorre inoltre valutare l'impatto sulla mobilità urbana, sui collegamenti pubblici, sui trasporti sanitari e sugli equipaggi impegnati nei trasferimenti dei pazienti. Spostare attività e servizi non significa semplicemente cambiare indirizzo a un reparto'.


'Infine, la questione delle risorse. Si parla di un investimento di 550 milioni di euro: quali finanziamenti sono concretamente disponibili? Quali saranno i costi di gestione del nuovo sistema? Come si concilierà un investimento di queste dimensioni con le attuali difficoltà economiche della sanità e con il fabbisogno di personale? Da mesi denunciamo carenze di organico, rientri nei giorni di riposo, straordinari e crescenti difficoltà nel garantire i servizi. Non possiamo accettare che si immagini la sanità dei prossimi dodici anni senza affrontare contemporaneamente i problemi della sanità di oggi.

Il rischio più grande, infatti, non è necessariamente la costruzione di un nuovo ospedale, ma che la discussione sul futuro finisca per oscurare le responsabilità del presente.

Non possiamo consentire che un progetto destinato a realizzarsi nell'arco di dieci o dodici anni diventi il pretesto per rinviare gli interventi di cui la sanità modenese ha bisogno oggi. Occorrono risposte immediate sulle assunzioni, sulle condizioni di lavoro, sulla riduzione delle liste d'attesa, sulla tenuta dei servizi e sugli investimenti nelle strutture esistenti. Allo stesso tempo, pretendiamo che la futura riorganizzazione venga accompagnata da una programmazione trasparente degli organici, dei costi di gestione e delle ricadute assistenziali e occupazionali. La UIL chiede quindi garanzie su entrambi i fronti: la sanità del futuro non può essere costruita sacrificando quella del presente. Gli investimenti infrastrutturali non devono sottrarre risorse al funzionamento quotidiano dei servizi, né diventare un alibi per rinviare assunzioni e interventi organizzativi ormai indispensabili. Né possiamo ignorare il rischio che una riorganizzazione presentata come razionalizzazione finisca per tradursi in una riduzione dell'offerta pubblica, favorendo indirettamente il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo. La misura del successo di qualsiasi riorganizzazione dovrà essere la sua capacità di rafforzare la sanità pubblica come diritto universale, garantendo cure di qualità e realmente accessibili a tutti, indipendentemente dal reddito, dall'età o dal luogo di residenza. Non basta promettere strutture più moderne: occorre dimostrare che il nuovo modello saprà ridurre le disuguaglianze, anziché crearne di nuove. Per queste ragioni, UIL e UIL FP chiedono alla Regione Emilia-Romagna, alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, al Comune di Modena e alle Direzioni di AUSL e AOU l'apertura immediata di un confronto istituzionale e sindacale, accompagnato dalla presentazione degli studi, delle alternative valutate, delle fonti di finanziamento e delle ricadute previste su cittadini e lavoratori. Non chiediamo di conservare tutto com'è. Chiediamo di dimostrare che ciò che si vuole costruire sarà migliore di ciò che si intende trasformare. La sanità pubblica non è un progetto edilizio e non può essere governata attraverso annunci. È un patrimonio collettivo, costruito con risorse pubbliche e con il lavoro di migliaia di professionisti. Il suo futuro deve essere discusso con chi la utilizza, con chi ci lavora e con chi rappresenta le comunità. Il cambiamento non ci spaventa. Ci preoccupa un cambiamento senza confronto, senza garanzie e senza una visione complessiva dei bisogni del territorio' - chiude la Uil.

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