'Un provvedimento che comporterà una spesa extra di un milione di euro per dieci mesi, ovvero per 5mesi di appalto rinnovabile per 5 mesi e che evidenzia l'obiettivo dello smantellamento del punto nascite cittadino'. Non solo l'esternalizzazione del personale incrementerebbe la tendenza a dirottare i parti a Carpi o altri ospedali, ma a ciò contribuirebbe l'irrigidimento della casistica per la quale i parti saranno inibiti a Mirandola e l'indicazione annessa al 118 di dirottare le urgenze sull'Ospedale “Ramazzini” di Carpi. In un processo che, come avvenne a Pavullo quando tutti i parti oltre al fisologico iniziarono ad essere dirotatti verso Sassuolo, ridusse drasticamente il numero di parti, scesi in pochi anni insieme al calo naturale delle nascite, sotto la soglia che ne avrebbe decretato il taglio. Che arrivò puntuale con la chiusura del punto nascite nel 2017. Per Mirandola, pur all'interno di un ospedale che come quello di Pavullo è considerato di prossimità, si andò in deroga all'apertura, concessa per altri tre anni. Oggi si tratta di una sorta di deroga alla deroga, ed essendo i parti sotto i 400 il timore è che il punto nascita possa presto chiudere. L'esternalizzazione del personale non sarebbe altro che un elemento che in qualche modo agevolerebbe un processo già scritto. Una prospettiva inaccettabile anche per realtà associative come La Nostra Mirandola che da anni, con le proprie iniziative benefiche e le proprie raccolte fondi, è riuscire a donare strumenti mezzi e servizi per milioni di euro all'ospedale. 'Noi vogliamo che a Mirandola si continui a nascere e faremo di tutto perché ciò avvenga. Questo ospedale è importante non solo per il punto nascita ma per una popolazione di 90.000 persone' - afferma Paola Bergamini volontaria dell'associazione
'Difendiamo il nostro ospedale e il punto nascita'
Sit-in di cittadini, amministratori pubblici contro l'esternalizzazione del personale di ostetricia per l'estate: 'Così ancora meno parti, preludio alla chiusura del reparto'
Sit-in di cittadini, amministratori pubblici contro l'esternalizzazione del personale di ostetricia per l'estate: 'Così ancora meno parti, preludio alla chiusura del reparto'
'Un provvedimento che comporterà una spesa extra di un milione di euro per dieci mesi, ovvero per 5mesi di appalto rinnovabile per 5 mesi e che evidenzia l'obiettivo dello smantellamento del punto nascite cittadino'. Non solo l'esternalizzazione del personale incrementerebbe la tendenza a dirottare i parti a Carpi o altri ospedali, ma a ciò contribuirebbe l'irrigidimento della casistica per la quale i parti saranno inibiti a Mirandola e l'indicazione annessa al 118 di dirottare le urgenze sull'Ospedale “Ramazzini” di Carpi. In un processo che, come avvenne a Pavullo quando tutti i parti oltre al fisologico iniziarono ad essere dirotatti verso Sassuolo, ridusse drasticamente il numero di parti, scesi in pochi anni insieme al calo naturale delle nascite, sotto la soglia che ne avrebbe decretato il taglio. Che arrivò puntuale con la chiusura del punto nascite nel 2017. Per Mirandola, pur all'interno di un ospedale che come quello di Pavullo è considerato di prossimità, si andò in deroga all'apertura, concessa per altri tre anni. Oggi si tratta di una sorta di deroga alla deroga, ed essendo i parti sotto i 400 il timore è che il punto nascita possa presto chiudere. L'esternalizzazione del personale non sarebbe altro che un elemento che in qualche modo agevolerebbe un processo già scritto. Una prospettiva inaccettabile anche per realtà associative come La Nostra Mirandola che da anni, con le proprie iniziative benefiche e le proprie raccolte fondi, è riuscire a donare strumenti mezzi e servizi per milioni di euro all'ospedale. 'Noi vogliamo che a Mirandola si continui a nascere e faremo di tutto perché ciò avvenga. Questo ospedale è importante non solo per il punto nascita ma per una popolazione di 90.000 persone' - afferma Paola Bergamini volontaria dell'associazione
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