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L'Aftermarket dell'auto, settore da 31 miliardi che punta ancora sul motore a scoppio

L'Aftermarket dell'auto, settore da 31 miliardi che punta ancora sul motore a scoppio
L'Aftermarket dell'auto, settore da 31 miliardi che punta ancora sul motore a scoppio

I dati del centro Tagliacarne in un convegno della Camera di Commercio. Emilia-Romagna tra le 5 regioni che trainano il comparto. Biocombustibili e filiere ibride per contrastare la concorrenza cinese

I dati del centro Tagliacarne in un convegno della Camera di Commercio. Emilia-Romagna tra le 5 regioni che trainano il comparto. Biocombustibili e filiere ibride per contrastare la concorrenza cinese


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La filiera dell’automotive è oggi al centro della doppia transizione digitale e cosiddetta green. Un cambiamento che non riguarda solo la produzione dei veicoli, ma investe profondamente anche l’aftermarket, l’insieme delle attività che seguono la vendita dell’auto: manutenzione, riparazioni, ricambi, servizi e tecnologie per l’assistenza.

A fotografare il peso e le trasformazioni di questo comparto è la nuova ricerca del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, presentata a Modena e realizzata per la Camera di Commercio di Modena con la collaborazione della Camera di Commercio di Torino e il supporto di ANFIA. Un settore che vale 31 miliardi di euro di valore aggiunto, una dimensione paragonabile a quella dell’intero comparto alimentare italiano e che vede 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto Marche ed Emilia-Rmagna), concentrare oltre il 60% dell'attività. La provincia di Modena è la prima per quota di valore aggiunto (3,5%), nella rosa delle top insieme a Pesaro-Urbino (3,4%), Vicenza (3,3%, Torino e Bergamo (3,0%)

Per il presidente della Camera Molinari: “Il settore tiene, ma deve correre sulle nuove tecnologie, l’aftermarket mostra una resilienza superiore al resto della filiera. Volevamo capire l’impatto delle normative europee e della crisi dell’auto.
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Vediamo che l’aftermarket tiene meglio, perché si rivolge a un parco circolante che continuerà a essere utilizzato ancora per almeno dieci anni', ovvero anche dopo il 2035, anno di stop alla produzione dei veicoli endotermici. 'Anni di transizione vero la decarbonizzazione in cui l'Italia potrebbe valorizzare uno dei suoi assi strategici, quello dei biocarburanti' - ha sottolineato Molinari. “Dobbiamo raggiungere la neutralità carbonica. Questo può avvenire con diverse tecnologie: combustibili alternativi, biocombustibili, idrogeno. Soluzioni che potrebbero anche renderci più indipendenti dai mercati esteri, in particolare da quello cinese che oggi sta cannibalizzando il settore”.

Una solidità che è continua sfida
“Le imprese devono adeguarsi alle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale, alla futura guida autonoma e soprattutto all’elettrico. Questo richiede formazione, sviluppo e investimenti” - ha poi sottolineato il presidente della Camera di Commercio.
Nodo critico resta quello della formazione e della carenza di personale specializzato, tema richiamato sia dal sindaco di Modena sia dallo stesso Molinari: “Il mismatch tra domanda e offerta è un problema per tutti i settori, ma qui pesa ancora di più. Dobbiamo formare più giovani e farlo secondo le esigenze delle aziende. Per questo va rafforzato il sistema formativo locale, dalle scuole all’università, fino all’ITS, che è un asse strategico” - afferma Molinari

Colla: “La Cina sta inondando il mercato.
Serve difendersi con l’ibridazione delle filiere”

Il mondo produttivo dell’aftermarket è concentrato per il 60% tra Piemonte, Lombardia, Marche ed Emilia-Romagna, quest'ultima rappresentata al convegno dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Colla, che ha richiamato con forza il tema della concorrenza internazionale: “La Cina, bloccata sul mercato americano, sta inondando quello europeo con prezzi incredibili, anche nella componentistica. E sull’elettrico, basta citare BYD: sta aggredendo i mercati come mai prima. Forse è il momento di iniziare a difenderci”.
La strategia, secondo l’assessore, passa da un nuovo modello industriale. “Dobbiamo finanziare l’ibridazione delle filiere. E dobbiamo leggere i cambiamenti culturali: per i giovani l’auto non è più uno status symbol. Si passa dalla proprietà all’uso, come per le biciclette elettriche. Questi fattori sociali incidono e vanno compresi”.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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