Fin dall’ingresso sul palco, puntuale come da programma alle ore 22,15, Moby ha imposto un ritmo serrato, quasi narrativo. L'artista, oggi 61 enne, prepara gli show in maniera maniacale. Tutto deve essere perfetto, nel mix tra elettronica, luci, schermi che completano l'atmosfera, che rimanda al passato e proietta al futuro, alternando classici come Go, Natural Blues, a momenti più intimi tratti dal suo ultimo album Future Quiet, pubblicato il 20 febbraio 2026. Le nuove tracce, sospese tra elettronica atmosferica e ambient introspettivo, hanno trovato una piazza attenta, partecipe, pronta a seguirlo in ogni cambio di passo. Dalla tribuna vip alla platea con soli posti in piedi e spinta fino davanti e sotto il palco,dove i biglietti partivano dal prezzo non proprio popolare di 100 euro, per arrivare ai 300.

Più volte l’artista ha interagito con il pubblico, ringraziando Modena per l’accoglienza e raccontando aneddoti legati ai brani. Il momento più sorprendente è arrivato quando ha presentato la sua personale rilettura di Heroes di David Bowie – un omaggio sentito, quasi una confessione musicale – ricordando la collaborazione e l’influenza che Bowie ha avuto sul suo percorso artistico. La piazza, in quel punto, è diventata un unico coro.
A metà serata, Moby ha aperto un vero e proprio “concerto nel concerto” dedicato alla tutela degli animali, uno dei suoi impegni più profondi e costanti. Ha parlato di attivismo, di scelte quotidiane, di responsabilità collettiva. Poi ha intrecciato parole e musica, creando uno spazio sospeso, emotivo, che ha trasformato la performance in un messaggio politico e umano.
La tappa modenese, unica data italiana nel programma del Jazz Open, ha confermato la capacità del festival di portare in città artisti di livello internazionale. Dopo Stoccarda, due giorni fa e, a Modena, dopo Gregory Porter e Diana Krall, Moby ha garantito uno spettacolo unico.


