Eppure, a ben vedere, quell'applauso è del tutto ingiustificato. Quell'applauso infatti dimentica che ancora per un mese, in Italia, unico paese al mondo, i ragazzi di 12 anni senza super green pass non potranno giocare a calcio all'aperto e non potranno salire su un bus. Ancora per un mese senza green pass non si potrà acquistare nemmeno un quaderno in tabaccheria o un paio di pantaloni in una galleria commerciale. Mentre la pandemia, che nessuno nega, è in ritirata, mentre il vaccino (pur importante a contenere i casi più gravi come dimostra la scienza) non è in grado di fermare i contagi. L'applauso dimentica che Draghi ha parlato di dismissione (graduale) del certifcato rafforzato, non del green pass in genere. Ma l'applauso, soprattutto, dimentica l'esercito degli over 50enni, cacciati dal lavoro perchè non hanno aderito alla campagna vaccinale. Succede solo in Italia. A costoro Draghi non ha rivolto nemmeno una parola, nemmeno un accenno. Nulla. Anche dopo il 31 marzo, quando lo stato di emergenza cesserà (se la promessa di Draghi sarà mantenuta), questi cittadini rimarranno senza lavoro. Fino a quando? Fino a metà giugno, come da Decreto? Oppure verrà prorogato come ipotizzato da membri del Cts? Fino a fine anno? Per sempre? Non si sa. Uomini, donne, genitori, professionisti, operai, impiegati, insegnati, forze dell'ordine, medici, cacciati per sempre?
Eppure Draghi sorride e ringrazia per l'applauso. L'applauso di chi si sente protetto e incensa il capo che generosamente concede la libertà, che dovrebbe essere diritto di tutti, solo a chi è stato obbediente. Come a scuola. Come se gli italiani fossero bambini di sei anni.
Giuseppe Leonelli


