Draghi, soprattutto nella replica al Senato, non solo ha confermato le gravi criticità dei due provvedimenti ma ha provato goffamente a scaricarne su altri la responsabilità. Come se lui non fosse al governo da un anno e mezzo. Draghi afferma e ammette cose gravi e preoccupanti lasciandone la responsabilità e la gestione ad altri: da un lato il rischio per migliaia di aziende coinvolte nei lavori dei superbonus, chiuse o ridotte sul lastrico da un meccanismo sbagliato di cessione del credito di imposta, attraverso le banche e, dall'altro, un reddito di cittadinanza che non funziona come dovrebbe funzionare e che, in soldoni, non premia chi ha davvero bisogno ma premia spesso chi non ha diritto e se ne approfitta. Una misura che a oltre tre anni dalla sua introduzione, non produce lavoro (nemmeno socialmente utile), trasformandosi dannosamente in strumento puramente assistenziale. Che, per ammissione dello stesso Draghi, ha finito per ripercuotersi negativamente anche sul mondo del lavoro.
Due elementi di criticità capaci di compromettere gli effetti potenzialente virtuosi dei due provvedimenti nel momento della loro applicazione. Criticità che Draghi, in un anno e mezzo, non solo non ha risolto, ma non ha nemmeno affrontato, lasciandole in eredità, con i loro effetti funesti e tutt'altro che virtuosi, ad un paese in crisi e ora senza parlamento, ancora prima che a un nuovo governo. Con l'aggravante che essendo questi provvedimenti di carattere parlamentare e non modificabili da un governo che non può andare oltre alle pratiche ordinarie fino alle elezioni, rimanendo congelati e funzionanti nelle loro dannose criticità. Una eredità pesante e dannosa che Draghi ha consapevolente scaricato sul paese, provando a dare la colpa ad altri e lavandosene letteralmente le mani. Tra gli applausi dei parlamentari PD.
Gianni Galeotti


