Il segretario provinciale del Pe, Massimo Paradisi, non ha usato giri di parole. Ha accusato la riforma di voler creare una zona franca per chi governa, un potere esecutivo meno controllabile e più distante dalle regole che valgono per tutti. 'L’obiettivo vero – ha detto – è permettere a chi sta al governo di sottrarsi al rispetto delle leggi. Questa riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia'.
Più tecnica l’analisi dell’avvocato penalista Delaia Delaj, che ha puntato il dito contro il metodo con cui la riforma è stata costruita. Ha ricordato come diversi organismi avessero segnalato errori, mancate armonizzazioni e problemi di coordinamento tra gli articoli, osservazioni rimaste lettera morta. 'Quando non si rispetta lo spirito dell’articolo 138 – ha spiegato – il risultato è un testo unilaterale, non frutto di un confronto vero'. Delaj ha poi evidenziato contraddizioni interne: 'La riforma divide il CSM per separare le carriere, ma nell’Alta Corte giudici e pubblici ministeri tornano a sedere insieme. La Costituzione non può presentarsi ai cittadini con contraddizioni così evidenti'.
Il sindaco Mezzetti ha definito il No 'un voto che guarda avanti', respingendo l’idea che si tratti di difendere lo status quo. Ha richiamato la storia della Costituzione e il lavoro dei Padri Costituenti, sottolineando come l’equilibrio tra accusa e giudizio sia una conquista nata dall’esperienza del fascismo. 'Separare le carriere – ha detto – significa intervenire su quell’equilibrio e aprire la porta a un’influenza politica sulla magistratura'. Mezzetti ha poi affondato il colpo: 'Questa riforma non tocca ciò che interessa davvero ai cittadini: processi più rapidi, certezza della pena, efficienza. Il No è un voto per le riforme che servono davvero'. Sulla stessa linea, su questo punto, il Presidente nazionale del PD Stefano Bonaccini che rispondendo alle nostre domande, ha definito la riforma 'un bluff che non risolve i problemi dei cittadini e ha respinto al governo ed al presidente del
Gi.Ga.



