La procedura salvavita si è svolta in emergenza presso l’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica di Baggiovara (di cui è responsabile la dottoressa Stefania Sansoni) in collaborazione con l'equipe dell’U.O di Cardiochirurgia dell'Hespria Hospital (Dr. Marco Meli, Direttore della cardio-anestesia ed il Dr. Massimo Longo, Cardiochirurgo) e del reparto di Anestesia-Rianimazione dell'Ospedale di Baggiovara (Direttore Dr.ssa Elisabetta Bertellini e Dr. Maurizio Pavesi anestesista). La dottoressa Elisa Davolio, perfusionista, ha accompagnato la paziente a Padova assieme al dottor Meli.
“La paziente – ha spiegato la Dr.ssa Stefania Sansoni - era stata ricoverata pochi giorni prima in seguito al peggioramento delle funzioni cardio-respiratorie, ma dopo un'iniziale favorevole risposta clinica alle terapie farmacologiche e di supporto respiratorio il quadro si è aggravato ulteriormente”. “Le condizioni cliniche sono precipitate in maniera irreversibile nella giornata di domenica - prosegue la Dr.ssa Alina Olaru, Cardiologa Ecocardiografista - tanto da rendere necessaria l'attivazione di un'equipe multidisciplinare per il posizionamento del dispositivo di circolazione extracorporea ECMO”
“Questo risultato – ha concluso il dottor Stefano Tondi – è frutto dell'integrazione delle diverse competenze cardiologiche, anestesiologiche e cardiochirurgiche che hanno permesso una rapida ed efficace gestione dell'emergenza medica in atto. Questo ha consentito alla Paziente di essere trasferita presso l'Azienda Ospedaliera di Padova in attesa di un trapianto bipolmonare con priorità nazionale. Si tratta di un intervento eccezionale per un quadro clinico molto specifico. In questi mesi di pandemia, abbiamo seguito numerosi casi di infarto acuto del miocardio che richiedono interventi di angioplastica coronarica con impianto di stent all’interno delle coronarie malate e il successivo ricovero in Utic”. A differenza della prima ondata di Covid 19, in cui si era verificata una drastica riduzione di accessi in ospedale per problemi cardiaci acuti, motivati dalla paura dei pazienti di recarsi in ospedale, in questa seconda, lunga fase epidemica gli accessi sono ritornati ad essere analoghi al periodo precedente l’inizio della pandemia. “Rispetto alla prima ondata – conclude Tondi - l’attività cardiologica non si è interrotta ed i pazienti, grazie al grande lavoro per garantire percorsi di accesso definiti, non hanno timore di essere ricoverati in ospedale.



