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Esame di maturità senza prove scritte... La triste deriva della scuola


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Esame di maturità senza prove scritte... La triste deriva della scuola

Eppure l'istruzione è per gli studenti la loro unica arma per realizzarsi, costruire un futuro soddisfacente e conservare la libertà


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Alcuni studenti hanno inoltrato la richiesta al Ministro Bianchi di cancellare anche per quest’anno le prove scritte per superare l’esame di maturità. La ragione è che la Dad ha compromesso seriamente la loro preparazione e con gli scritti si assisterebbe ad una ecatombe di bocciati non per colpa dei maturandi. Ecco il testo:
“A scriverLe è un gruppo di studenti frequentanti la classe quinta di un Liceo che quest’anno dovranno sostenere l’esame di maturità. Nei molteplici incontri avuti da Lei con gli studenti di tutte le scuole del Paese, è emersa chiara la consapevolezza delle difficoltà incontrate dagli alunni nel corso della pandemia, poiché sono stati costretti a frequentare le lezioni solamente a distanza con grave nocumento per il loro corretto e normale apprendimento. E’ superfluo aggiungere che è mancato, in un momento particolare della nostra crescita, il confronto diretto con gli insegnanti, la partecipazione attiva alle lezioni, la socializzazione e la dialettica quotidiana interpersonale con gli insegnanti e tra noi stessi. Di questi disagi Ella ne ha già parlato in molteplici occasioni ed ha condiviso le nostre ansie, che quest’anno in particolare si ingigantiscono al solo pensiero di ritornare a svolgere l’esame finale del nostro corso di studi con le prove scritte ed orali.
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Non vorremo certamente noi avere la pretesa di fornirLe suggerimenti in merito alle modalità di svolgimento delle suddette prove finali, ma saremmo più sereni al pensiero di soprassedere allo svolgimento delle prove scritte e di sostenere invece un unico colloquio interdisciplinare, come già avvenuto nei due anni precedenti.
Con grande stima e fiducia La ringraziamo per la Sua benevola attenzione augurandoLe buon Lavoro e tante soddisfazioni per il bene della nostra Italia.
Con stima ed osservanza
Gli studenti”

A parte che, quando si redigono queste petizioni si cita sempre la provenienza e non ci si presenta quali anonimi e generici “studenti”, lasciatemi dire che l’uso del termine “nocumento”, che significa “Danno che altera o interrompe la funzionalità o l'efficacia di un fatto naturale” è così preciso e da burocrate, da non potersi collocare nel lessico di uno studente di diciassette anni.
La considerazione che taluni hanno dell’intelligenza dei cittadini è così accasciante da creare furbate di questo genere: qui, è qualche impiegato del Ministero o dirigente che si è spacciato per scolaretto. Resta da chiarire se per sua sponte perché il Ministro Bianchi pare disposto ad accogliere la richiesta.
Nei vari Istituti è sorto un dibattito sull’argomento con molti professori che non credono alla petizione studentesca e, comunque, sono terrorizzati che il Ministro la faccia propria.
La visione del mondo, da parte dei ragazzi, è sicuramente limitata: non si pongono il problema che l’istruzione è la loro unica arma per realizzarsi, costruire un futuro soddisfacente e conservare la libertà. Non capiscono che domani ci sarà un prezzo da pagare per le scorciatoie e le lacune di oggi. Tutto ciò appartiene all’adolescenza di ognuno di noi, impegnati a fare il minimo sindacale per non essere bocciati, ma che sia un Ministro a non comprendere che decisioni di questo tipo avranno gravi conseguenze sul futuro degli studenti, è incomprensibile.
La DAD, nata come ripiego straordinario durante il lockdown, si è dimostrata uno strumento educativo efficace per la maggior parte delle materie, tant’è vero che molte università la impiegano da anni con successo e proprio l’Italia sta prendendo in considerazione il progetto di non abbandonarla, ma svilupparla anche in assenza di pandemia. Intendiamoci, la lezione frontale conserva intatto tutto il suo valore, ma la didattica a distanza non deve essere considerata quale ripiego per occupare il tempo agli studenti, tenerli impegnati in qualche modo ed evitare loro che trascorrano le giornate sui social o ai videogiochi.
Con i “poveri studenti” da assecondare nel rendere ogni cosa semplificata, con modesta profondità, sempre generosa di gratificazione, con una disciplina rarefatta non si forgiano persone preparate ad affrontare le asperità della vita sociale e professionale, cittadini con strumenti efficaci per comprendere cosa li circonda e avere un pensiero critico e soprattutto soggettivo. Proseguendo sulla strada di una scuola sempre meno qualificante, si ottiene l’esatto opposto.

Massimo Carpegna
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