A Modena non è in corso la sperimentazione diffusa del 5G: il Comune non ha sottoscritto alcun protocollo con nessun operatore. L’unica sperimentazione attiva in città, in collaborazione col Ministero delle Infrastrutture, è legata al tema dell’automotive e della mobilità sostenibile ed è limitata a un’area ristretta e a particolari attività del laboratorio Masa.
In attesa che le ricerche sugli effetti sulla salute umana riguardante frequenze utilizzate nelle fasi successive dello sviluppo 5G indichino i parametri di sicurezza entro i quali muoversi, dovrebbe vigere il principio di precauzione che non significa bloccare a prescindere le installazioni ma approfondire fortemente le conoscenze. Per non accorgersi tra dieci o 15 anni o più, come è successo per l'amianto o le stesse onde emesse dai cellullari, che ciò che è stato autorizzato ieri è diventato nocivo oggi
'Con il 5G non ce lo possiamo permettere' - afferma Fiorella Belpoggi, direttore del Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna e membro del comitato scientifico Isde Italia (International society of doctors for environment), intervenuta, insieme ad altri tre esperti della materia (Davide Ferrari, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Modena, Giovanna Rubini, responsabile dell’Unità specialistica di Arpae Emilia-Romagna sui Sistemi ambientali aria campi elettromagnetici, e Laura Gaidolfi, referente regionale sui campi elettromagnetici) alla Commissione consigliare tematica convocata dal Comune e condivisa dai capigruppo consiliari. La politica, per decidere, ha bisogno di conoscenza, quella che proviene dai dati, dalla ricerca, dalle misurazioni e dalle sperimentazioni.
Rispetto alle tecnologie precedenti, la rete 5G si caratterizza per la gestione a fasci di onde molto più direzionali e 'dedicate' al singolo utilizzatore. A causa dei fasci rapidamente variabili, l'esposizione media a segnali 5G è molto più bassa rispetto a quella che si avrebbe per analoghi segnali di tipo 4G, ma si verificano valori di picco più elevati in brevi periodi temporali (inferiori a 6 minuti) 'direzionati' sugli utenti del servizio.
Tecnicamente si farà ampio utilizzo del beamforming, ossia della tecnologia per direzionare e concentrare il segnale verso la posizione fisica dei dispositivi utenti. Questo nuovo approccio sarà caratterizzato non più da una emissione costante di potenza in tutte le direzioni, ma da una emissione “adattativa” in base al numero di utenze da servire, dalla loro posizione e dal tipo di servizio. Il beamforming si otterrà facendo ricorso ad antenne adattative per ottimizzare la possibilità di invio e ricezione simultanea dei dati verso un maggior numero di dispositivi connessi.
'Gli aspetti sanitari legati alle onde elettromagnetiche delle reti radiomobili (precedenti al 5G) sono state oggetto di numerosi studi, che hanno messo in evidenza che le onde radio possano essere anche causa di effetti non termici, fino alla cancerogenesi.
'Nell’attesa di maggiori evidenze scientifiche, pur riconoscendo i potenziali vantaggi tecnologici del 5G, l’approccio alla corsa al lancio della nuova tecnologia, da sovrapporre alle reti mobili preesistenti, non può che essere affrontato con grande precauzione, chiedendo alle autorità di frenare il dispiego rapido e omogeneo sul territorio di una tecnologia che non è oggettivamente fondamentali ai cittadini, considerando che gli stessi servizi nelle scuole, ospedali, banche, città, sono ad oggi erogati con le stesse prestazioni del 5G dalle reti fisse in fibra ottica+wifi di nuova generazione, tecnologia certamente più sicura a livello sanitario delle reti radiomobili'
Dobbiamo avere paura del 5G? Paura non è il termine giusto. Il termine giusto - afferma la Dr.ssa Belpoggi - ma cautela. Se i cittadini hanno paura è perché non c’è chiarezza nell’informazione e soprattutto perché nessun Ente istituzionale, compresi l’Istituto Superiore di Sanità e l’OMS, ci garantisce che non verranno innalzati i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici attualmente in uso in Italia, fra i più bassi al mondo, che al momento ci permettono di considerare sostenibili anche a lungo termine le esposizioni attuali. E’ il campo elettromagnetico che induce effetti sui sistemi biologici, non la frequenza delle onde. Del resto è proprio nello studio dell’Istituto Ramazzini su animali da laboratorio, il più grande mai eseguito sulle frequenze 3G GSM emesse dalle antenne delle stazioni radiobase, si è visto che i tumori correlati al sistema nervoso centrale e periferico osservati ad esposizioni di 50 V/m, non subivano invece incrementi significativi a 5 V/m, e che quindi i 6 V/m permessi in Italia rappresentano una giusta cautela se considerati come misurazioni da cui non eccedere mai, e non invece calcolati sulle 24 ore come avviene da anni.
Un principio di precauzione e cautela condiviso dai consiglieri di maggioranza e di opposizione partecipanti alla commissione consiliare in vista delle scelte che l'amministrazione comunale sarà chiamata a fare nel prossimo futuro. Un valore aggiunto rispetto alle condizioni di sicurezza e di cautela potrebbe essere dato dall'implementazione dei monitoraggi, non a spot o sul breve periodo come avviene oggi, ma sulle 24 ore e diffuso. Ma anche qui, si aprono diversi problemi, non immediatamente superabili, e più di carattere politico, nel senso lato. La necessità di affidarsi, su larga scala, ad organismi di verifica e di controllo davvero indipendenti, e con forti investimenti. Elementi che oggi non sono garantiti.
Gi.Ga.


