Come viene spiegato in un paio di articoli appena pubblicati sulle due più prestigiose riviste di Medicina Interna e di Reumatologia, rispettivamente New England Journal of Medicine e Lancet Rheumatology, si tratta di studi destinati a modificare la pratica medica corrente e a cercare di risolvere il lato 'oscuro' della terapia steroidea. “Lo steroide è il più potente antinfiammatorio a disposizione del clinico per la terapia delle malattie immuno-infiammatorie (vedi anche terapia del Covid-19) – riferisce Salvarani, professore ordinario dell’Università di Modena e Reggio Emilia - tuttavia il loro utilizzo prolungato presenta effetti collaterali importanti. Per la prima volta un farmaco si è dimostrato in grado di sostituire lo steroide in due patologie reumatologiche con risposta iper-infiammatoria, vale a dire la vasculite dei piccoli vasi e quella dei grandi vasi. L’introduzione di Avacopan e Tocilizumab nell’armamentario terapeutico, pertanto, apre ad una nuova era nel trattamento delle malattie infiammatorie sistemiche, in quanto il risparmio di steroide o la sua sostituzione con farmaci ugualmente efficaci o più efficaci e meno tossici rappresenta il raggiungimento di un obiettivo perseguito da molto tempo nella clinica.”.
“Avocopan, somministrato al posto del prednisone (tipo di steroide) – spiega Salvarani -, nelle vasculiti ANCA-associate questo farmaco dimostra la stessa efficacia del prednisone nella remissione a 26 settimane e un’efficacia addirittura superiore nella remissione a 52 settimane. Oltre ciò, nei pazienti trattati con prednisone il numero degli eventi avversi gravi era del 33% in più rispetto a quelli trattati con Avacopan e, in questi ultimi, il numero di gravi infezioni opportunistiche (infezioni da microrganismi in soggetti caratterizzati da un sistema immunitario compromesso) era quasi la metà (su una media di 1/5 dei pazienti)”.
“Un anno di terapia con Tocilizumab - puntualizza ancora Salvarani - determina nel 42% dei pazienti una remissione continuativa, senza trattamento nei due anni successivi alla sua sospensione. Se confrontiamo i pazienti trattati con Tocilizumab e quelli trattati con steroidi nel primo anno di terapia, emerge che i primi mostrano una necessità di corticosteroidi dimezzata rispetto ai secondi. Tale importante differenza persiste anche al termine del terzo anno nonostante la sospensione della terapia al termine del primo anno. Questo permette di risparmiare al paziente i possibili effetti collaterali che possono derivare dall’utilizzo dello steroide e che sono presenti in più dell’80% dei pazienti con arterite a cellule giganti: dalle fratture vertebrali al diabete scompensato, all’ipertensione, a infezioni, alla cataratta e così via”.


