Tutto bello, tutto condivisibile e politicamente corretto, se non fosse che dietro quelle parole si nasconde una sorta di contraddizione: quel concerto, da solo, avrebbe prodotto un’impronta ambientale pari a oltre 2.000 tonnellate di anidride carbonica. Una cifra enorme, comparabile alle emissioni annuali di oltre 400 cittadini europei, o a 8 milioni di chilometri percorsi da un'auto a benzina.
Eventi su larga scala come quello di Campovolo hanno un costo ambientale pesante. Secondo stime consolidate a livello internazionale, un concerto da 100.000 persone genera emissioni significative in diversi settori:
Trasporti del pubblico: oltre il 70% dell’impronta totale. Se ognuno dei partecipanti ha emesso in media 15–20 kg di CO₂ per raggiungere l’arena, il totale si attesta tra 1.500 e 2.000 tonnellate di CO₂ solo per gli spostamenti.
Energia e allestimenti: luci, impianti audio, maxi-schermi e generatori diesel hanno generato ulteriori 50–100 tonnellate di CO₂.
Rifiuti, catering, plastica: tra bottiglie, cibo, stoviglie usa e getta e smaltimento, si stimano almeno 75 tonnellate di CO₂.
Logistica e staff: trasporti degli artisti, camion per la strumentazione, viaggi dello staff hanno aggiunto tra le 200 e le 500 tonnellate di CO₂.
Totale stimato: tra 1.800 e 2.600 tonnellate di CO₂ per una sola serata di spettacolo.
Nessuno contesta la sincerità dell’appello di Ligabue, artista da sempre attento ai temi sociali, tuttavia, il contrasto tra le parole e i fatti è evidente. Parlare di crisi climatica dal palco di uno degli eventi più inquinanti dell’anno rischia di svuotare di significato e far perdere di credibilità un messaggio importante.
Fonti principali:
Julie’s Bicycle, The Show Must Go On Report
A Greener Festival, Environmental Impact Assessments
Reverb.org: Sustainability in Live Music
BBC, Coldplay tour CO₂ reduction plans
Way Out West festival sustainability reportsUK Live Music Census, 2018
DEFRA (UK Department for Environment) emission factors

