'Ho ancora fissa l'immagine paradossale di questi tempi: nel febbraio 2021, quando la missione della NASA raggiunse Marte, nel mentre si disponevano nuove fasi di chiusure di attività e dell'incontro tra cittadini, ergo si raggiungeva Marte, ma si chiudeva sempre di più e dentro le mura domestiche, venendo meno a uno dei principi fondamentale dei diritti dell'uomo, che è di natura esistenziale, ovvero: si erano negati i luoghi quali simboli della nostra libertà, della possibilità umana d'incontrarsi, di vivere la socialità, di esprimere la propria libertà e la propria esistenza che, non casualmente, rimanda a ex-esistere, porsi fuori, vivere la realtà esterna e non quella domestica. Non so voi, ma questo mio modo (e non solo del sottoscritto) di vedere queste cose, mi ha aiutato a comprendere l'anomalia vissuta nelle chiusure, tra l'altro per la prima volta nella storia dell'umanità (che neanche con la peste bubbonica!) per una malattia da cui si guariva (tranne, prevalentemente per dei vecchi pluripatologici), chiusure che hanno rappresentato non solo una soluzione politica inefficace dal punto di vista pandemico, ma anche una visione personale 'totalitaria' dell'esistenza: infatti cos'è la gestione ordinata degli spazi e del territorio, con la sciagurata l'introduzione del green-apartheid, se non il più puro totalitarismo? Ecco, questa eccezionalità che abbiamo vissuto e che, per certi aspetti viviamo ancora (vedi le mascherine obbligatorie per i visitatori negli ospedali e nelle rsa) rischia di divenire una nuova normalità, pone interrogativi e questioni vitali di primaria importanza, che vanno ri-discusse (dopo la tragedia del ventennio fascista) nella loro dimensione di ricerca di vita vissuta, anche dopo la fine dell'emergenza sanitaria'. (semi.cit. G.Agamben)
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