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Ti chiedo scusa Kimi: ora vola!

Ti chiedo scusa Kimi: ora vola!

Abbiamo scoperto una cosa sconvolgente: si può essere italiani anche senza avere un Cavallino sul cofano


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Lo ammetto, sono stato un cagnaccio: per anni ho disegnato la Ferrari, quando vinceva, quando perdeva, quando faceva una figuraccia e quando riusciva miracolosamente a non farla, insomma; Ferrari sempre, Cavallino ovunque, perchè la Ferrari è una fede. Punto. E nel frattempo, a un pugno di chilometri da Modena, c'era un ragazzino bolognese che correva e vinceva, ovverosia Kimi Antonelli: ma io niente, perché? Perché correva per la Mercedes. Che, per un vecchio vignettista modenese cresciuto a pane, motori e Cavallini rampanti, evidentemente era una colpa imperdonabile, ma poi oggi Kimi è partito diciannovesimo a Monza e ha vinto...

Meglio, non semplicemente vinto: è risalito dalla penultima fila fino al primo posto, ha battuto il compagno di squadra Russell e ha riportato un italiano sul gradino più alto di Monza dopo sessant'anni! Sessanta, poiché l'ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966. E allora, sì, lo ammetto mi sono commosso e subito dopo mi sono dato del cretino, perché mentre io aspettavo il Cavallino di Hamilton (su Carletto Leclerc, stendiamo un velo pietoso), a Modena e dintorni c'era un altro cavallo di razza che stava crescendo, e non era rosso: era bolognese.

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La cosa bella, però, è che questa storia non parla soltanto di Kimi, parla di suo padre Marco, di una famiglia che ha accompagnato quel ragazzino fin da quando era piccolo e parla soprattutto di un signore che, quando tutti potevano permettersi di aspettare e vedere, ha deciso di scommettere: Toto Wolff, il team manager della Mercedes, uno che Kimi lo ha guardato negli occhi e deve aver pensato, 'ehi, questo ragazzo ha qualcosa'.

E se c'è una cosa che nel mondo dello sport mi commuove più della vittoria, è proprio questa: qualcuno che riconosce un talento prima degli altri e decide di crederci, che è una cosa quasi antica, perché oggi siamo abituati ai talenti certificati, agli algoritmi, ai procuratori, alle statistiche, ai grafici, ai contratti e alle conferenze stampa dove tutti dicono che il futuro è dei giovani. Wolff, invece, a quanto pare ha semplicemente visto un ragazzo andare forte e ha detto: prendiamolo.

Il resto lo ha fatto Kimi. Oggi a Monza, poi, è successo il miracolo che noi italiani adoriamo e contemporaneamente detestiamo, cioè ha vinto un italiano, ma con con una Mercedes e per qualche ora abbiamo scoperto una cosa sconvolgente: si può essere italiani anche senza avere un Cavallino sul cofano, persino io, che ho provato a disegnare la stella a tre punte, anche se la mia matita si è rifiutata.

'Capo, ci ho provato' mi ha detto 'ma mi viene sempre un Cavallino'. Be', cosa volete che vi dica? Forse ha ragione lei, perché vedete, alla fine i motori sono una cosa, il talento è un'altra e oggi quel talento aveva un nome: Kimi. Quindi sì, caro Kimi, sono arrivato tardi, ma... meglio tardi che Kimi! E prometto che da oggi ti disegno, guarda, anche se guidi una Mercedes anzi, forse proprio per questo: perché oggi, a Monza, non ha vinto una Mercedes, ha vinto un ragazzo italiano e per una volta, possiamo essere felici senza chiederci di che colore è la macchina! Vola, ragazzo, vola! perchè penso che un sogno così non ritorni mai più...

Paride Puglia

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Sono venuto al mondo con un grave handicap che mi contrassegnerà per tutta la vita: sono un reggiano e a causa di questo la materia grigia continua inesorabilmente a depositarsi negli angoli. N...   

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