Da una parte Ferrari: automobili, stabilimenti, Formula Uno, migliaia di dipendenti e quasi ottant'anni di storia legata indissolubilmente a Maranello e a Modena. Dall'altra Tether: una società nata appena nel 2014, sconosciuta ancora oggi a buona parte degli italiani, che opera nel mondo delle criptovalute e della finanza digitale. A mettere uno di fronte all'altro questi due mondi è la classifica 2026 dei più ricchi d'Italia, pubblicata da MF Visual-Milano Finanza sulla base dei dati Forbes.
Piero Ferrari, figlio del Drake e vicepresidente della casa di Maranello, resta il modenese più ricco, con un patrimonio stimato in 7,9 miliardi di dollari. Una fortuna enorme. Ma che appare quasi piccola se confrontata con gli 89,3 miliardi di dollari attribuiti a Giancarlo Devasini, 62 anni, presidente e principale azionista di Tether, diventato nel 2026 l'italiano più ricco. Devasini possiede, secondo le stime Forbes, circa il 45% di Tether. Il risultato è impressionante: il patrimonio attribuito all'uomo che ha costruito la propria fortuna nella nuova finanza digitale è oltre undici volte quello di Piero Ferrari. Ed è forse questo confronto, più della classifica in sé, a raccontare quanto velocemente stia cambiando la geografia della grande ricchezza.
Piero Ferrari, il più ricco di Modena
A Modena il primato rimane saldamente nelle mani di Piero Ferrari.
Forbes valuta il patrimonio della famiglia in 7,9 miliardi di dollari. Ferrari possiede il 10% della Ferrari, società quotata in Borsa dal 2015, ed è vicepresidente dell'azienda fondata dal padre Enzo. La sua ricchezza è dunque legata a uno dei più straordinari successi industriali italiani. E i numeri dell'azienda danno la dimensione di ciò che rappresenta il Cavallino: Forbes indica per Ferrari nel 2026 ricavi per circa 8,3 miliardi di dollari, profitti per circa 1,9 miliardi e oltre 5.700 dipendenti.Dietro Piero Ferrari, la classifica dei grandi patrimoni modenesi continua a parlare il linguaggio della manifattura. C'è Romano Minozzi, fondatore di Iris Ceramica Group, con un patrimonio stimato in circa 3,2 miliardi di dollari. E c'è Luigi Cremonini, fondatore dell'omonimo gruppo alimentare, con una ricchezza stimata attorno a 1,1 miliardi Automobili, ceramica, alimentare. Tre fortune costruite in settori profondamente legati alla storia economica e industriale del territorio.
Chi è Giancarlo Devasini
Il percorso di Giancarlo Devasini è completamente diverso. Nato nel 1964, laureato in Medicina, dopo una breve esperienza come medico cambia radicalmente strada, dedicandosi prima all'informatica e successivamente al mondo delle criptovalute. Oggi è presidente di Tether, società privata che emette USDT, la più grande stablecoin al mondo.
89 miliardi, ma Tether non è quotata
C'è però una differenza fondamentale da tenere presente quando si confrontano Devasini e Ferrari.
Una distinzione importante che non cancella però la portata del fenomeno.
Devasini supera anche Ferrero
Il cambiamento emerge ancora più chiaramente guardando la testa della classifica italiana. Devasini, con 89,3 miliardi di dollari, non ha superato soltanto Piero Ferrari. Ha lasciato molto indietro anche Giovanni Ferrero, rappresentante di un altro colosso storico dell'industria italiana, il cui patrimonio è stimato in 48,8 miliardi. Al terzo posto troviamo Andrea Pignataro, fondatore del gruppo tecnologico-finanziario ION, con 42,6 miliardi. Al quarto un altro uomo di Tether, Paolo Ardoino, con circa 38 miliardi. Soltanto questi quattro nomi raccontano già molto. Criptovalute, tecnologia finanziaria, software e dati occupano ormai tre delle prime quattro posizioni della grande ricchezza italiana. L'eccezione è Ferrero, uno dei maggiori gruppi industriali alimentari del mondo.
La nuova ricchezza corre molto più veloce
Il confronto con Modena diventa allora particolarmente significativo. Ferrari rappresenta un'impresa costruita nell'arco di generazioni. Dietro il Cavallino ci sono decenni di investimenti, fabbriche, ricerca, automobili, corse, tecnologia, lavoratori e la costruzione di uno dei marchi italiani più conosciuti al mondo. Minozzi rappresenta la storia del distretto ceramico. Cremonini quella di un gruppo alimentare cresciuto fino a raggiungere dimensioni internazionali. Tether nasce invece soltanto nel 2014. Poco più di dieci anni dopo, la partecipazione del suo principale azionista viene valutata quasi 90 miliardi di dollari. Non significa che Tether valga undici volte Ferrari come azienda: sarebbe un confronto scorretto. Stiamo parlando dei patrimoni personali dei rispettivi azionisti, determinati anche dalle differenti percentuali di proprietà. Ma resta un dato difficilmente ignorabile. La nuova economia digitale ha dimostrato di poter creare, concentrare e moltiplicare enormi quantità di ricchezza con una velocità che l'industria tradizionale difficilmente può replicare. E non è soltanto una questione italiana. La classifica mondiale Forbes del 2026 conta 3.428 miliardari, quattrocento in più rispetto all'anno precedente, con un patrimonio complessivo record di 20.100 miliardi di dollari. L'Italia ne conta 89, contro i 74 dell'anno precedente, per una ricchezza complessiva di circa 483 miliardi di dollari, rispetto ai 339 miliardi del 2025.
Due Italie davanti allo specchio
La classifica dei Paperoni diventa così anche una fotografia di due modelli economici. Da una parte c'è l'Italia che Modena conosce molto bene: quella dell'impresa manifatturiera, degli stabilimenti, dei distretti industriali, dell'automobile, della ceramica e dell'alimentare. Dall'altra c'è un'economia molto più giovane e immateriale, fondata su software, piattaforme, blockchain, finanza e asset digitali.
La prima ha costruito alcuni dei marchi italiani più conosciuti al mondo nell'arco di decenni. La seconda, in alcuni casi, ha creato patrimoni ancora più grandi in poco più di dieci anni. E così Piero Ferrari resta il più ricco di Modena con 7,9 miliardi di dollari, ma il nuovo Paperone d'Italia arriva da un mondo completamente diverso. Si chiama Giancarlo Devasini, ha 62 anni, guida una società che non è nemmeno quotata in Borsa e Forbes stima il suo patrimonio in 89,3 miliardi di dollari. Più di undici volte quello dell'erede del Cavallino.
Forse nessun numero, meglio di questo, racconta quanto sia cambiato il modo in cui oggi si crea – e si concentra – la grande ricchezza.
B. Lazzari
Fonte: elaborazione La Pressa su dati MF Visual-Milano Finanza, Forbes e dati finanziari pubblicati da Tether




