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Autotrasporto, il paradosso della Motor Valley. Franchini: 'Un bilico viene pagato meno di un taxi'

Autotrasporto, il paradosso della Motor Valley. Franchini: 'Un bilico viene pagato meno di un taxi'

'Se vogliamo imprese sane, conducenti qualificati e sicurezza sulle strade, dobbiamo cominciare riconoscendo al trasporto il suo valore'


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Siamo nel cuore della Motor Valley, uno dei distretti automotive più conosciuti al mondo. Ma dietro le automobili che qui vengono progettate e costruite c'è una complessa filiera industriale: componenti, materiali e semilavorati devono spostarsi continuamente tra fornitori e stabilimenti e una parte importante di questi flussi viaggia sui camion. Ed è qui che emerge il paradosso: un bilico da 44 tonnellate, con un autista professionale, viene pagato al chilometro meno di un taxi.

A denunciarlo è Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere, partendo dalle condizioni in cui lavorano quotidianamente le imprese di autotrasporto modenesi. 'Prendiamo una tratta ordinaria per il nostro territorio come una Modena-Brescia, circa 155 chilometri. Facciamo pure i conti a 1,70 euro al chilometro: significherebbe poco più di 260 euro per mettere sulla strada un bilico da 44 tonnellate. Ma è già un'ipotesi generosa: gli autotrasportatori modenesi con cui ci confrontiamo quotidianamente ci confermano che normalmente si lavora a meno. A questo si aggiungono i tempi di attesa al carico e allo scarico, che soprattutto sulle brevi distanze possono incidere pesantemente sulla giornata di lavoro. E resta il problema del ritorno: il carico non è garantito e, pur di non rientrare vuoti, spesso si finisce per accettare tariffe ancora più basse, comprimendo ulteriormente margini già ridottissimi'.

 

Dentro quella cifra devono trovare posto autista, gasolio, pedaggi, acquisto e ammortamento del mezzo, assicurazioni, pneumatici, manutenzione e revisioni.

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E proprio il carburante è tornato a pesare pesantemente sui bilanci: il prezzo medio nazionale del gasolio self ha nuovamente superato i 2 euro al litro e ieri, 13 agosto, si attestava a 2,082 euro.

 

Il paradosso è che lo Stato questi costi li conosce. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica periodicamente i valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto: non sono le tariffe che i trasportatori chiedono ai clienti, ma valori elaborati per rappresentare le diverse componenti di costo necessarie per mettere e mantenere un camion sulla strada.

Per i veicoli oltre le 26 tonnellate, il costo del lavoro ordinario è indicato tra 0,385 e 0,512 euro/km, il gasolio tra 0,502 e 0,864, la manutenzione tra 0,242 e 0,484 e l'acquisto e la disponibilità del veicolo tra 0,267 e 0,800 euro/km. A questi si aggiungono pedaggi, pneumatici, assicurazioni e gli altri costi di esercizio.

 

'Tra gli autotrasportatori quelle tabelle sono diventate il libro dei sogni – prosegue Franchini –.

Non perché i costi indicati dal Ministero siano esagerati, ma perché il mercato riconosce cifre molto inferiori. Lo Stato sa quanto costa lavorare regolarmente, ma il mercato quel costo non lo paga'.

 

Per Ruote Libere il problema non riguarda soltanto la redditività delle imprese, ma anche concorrenza, legalità e sicurezza. 'Se una tariffa non permette di coprire i costi di un'impresa che paga correttamente autisti e contributi, mantiene i mezzi in sicurezza e rispetta tempi di guida e di riposo, dobbiamo porci una domanda molto semplice: dove viene recuperata la differenza? I costi non scompaiono. Da qualche parte vengono necessariamente tagliati. E un sistema del genere finisce inevitabilmente per penalizzare proprio le imprese che rispettano tutte le regole. L'autotrasporto non viene dopo la produzione: è parte della filiera produttiva – conclude Franchini –. Senza camion i componenti e i semilavorati non arrivano agli stabilimenti e i prodotti finiti non partono. Non possiamo essere il cuore della Motor Valley e accettare che il bilico che contribuisce ogni giorno a farla funzionare venga pagato meno di un taxi. Se vogliamo imprese sane, conducenti qualificati e sicurezza sulle strade, dobbiamo cominciare riconoscendo al trasporto il suo valore'.

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