'Le numerose prese di posizione critiche che stanno emergendo in queste ore contro la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di escludere le procure del Nord Italia dalle aree ad alta densità mafiosa evidenziano una preoccupazione diffusa e fondata. Una preoccupazione che condividiamo pienamente e che nasce dalla consapevolezza di una realtà ormai accertata da anni di indagini, processi e sentenze'.
Lo afferma Cinzia Franchini, presidente dell'associazione Ruote Libere. 'Il settore che rappresento, quello dell'autotrasporto, è storicamente tra i più esposti all'interesse delle organizzazioni criminali. Le mafie hanno sempre considerato il trasporto e la logistica strumenti fondamentali per il riciclaggio di denaro illecito, per il controllo di segmenti strategici dell'economia e per la movimentazione di merci illegali, comprese le sostanze stupefacenti. Inoltre, attraverso queste attività riescono spesso a infiltrarsi in altre filiere economiche cruciali, a partire da quella delle costruzioni e degli appalti'.
'Sostenere implicitamente che il fenomeno mafioso rappresenti oggi un'emergenza esclusivamente meridionale significa ignorare decenni di indagini, processi e sentenze. In Emilia-Romagna il processo Aemilia ha rappresentato uno spartiacque storico, dimostrando il radicamento della 'ndrangheta nel tessuto economico e sociale della nostra regione. A questo si sono aggiunti il processo Grimilde e numerose altre inchieste che hanno evidenziato la capacità delle organizzazioni mafiose di operare stabilmente nel Nord Italia.
Situazioni analoghe sono emerse in Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria. Molti magistrati impegnati in questi procedimenti – prosegue Franchini – hanno più volte sottolineato come quanto emerso rappresenti soltanto la punta dell'iceberg. In territori economicamente forti e caratterizzati da una diffusa ricchezza, le infiltrazioni criminali tendono infatti a mimetizzarsi con maggiore facilità all'interno delle attività economiche lecite, generando intrecci pericolosi tra interessi imprenditoriali e interessi mafiosi'.
La presidente di Ruote Libere sottolinea inoltre come 'proprio per questo motivo sorprende ancora di più la scelta del Csm. Dopo le grandi inchieste degli ultimi anni ci saremmo aspettati un rafforzamento dell'attenzione istituzionale, maggiori strumenti investigativi e una valorizzazione delle competenze maturate dai magistrati impegnati nel contrasto alle mafie nel Nord Italia. Talvolta invece si ha l'impressione che, una volta squarciato il velo che nasconde il fenomeno, prevalga la volontà di richiuderlo rapidamente e tornare a considerare il problema come qualcosa che riguarda altri territori'.
'Come associazione Ruote Libere – conclude Franchini – auspichiamo che il Consiglio Superiore della Magistratura riconsideri questa impostazione. La lotta alle mafie non può essere condizionata da una geografia ormai superata dai fatti.


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