I sindaci delle città capoluogo dell’Emilia-Romagna hanno inviato una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere che l’esperienza maturata nel contrasto alle organizzazioni mafiose operanti nel Nord Italia sia adeguatamente riconosciuta tra i criteri che orientano il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi nelle procure.
La lettera, sottoscritta da Matteo Lepore (Bologna), Enzo Lattuca (Cesena), Alan Fabbri (Ferrara), Gian Luca Zattini (Forlì), Massimo Mezzetti (Modena), Michele Guerra (Parma), Katia Tarasconi (Piacenza), Alessandro Barattoni (Ravenna), Marco Massari (Reggio Emilia), Jamil Sadegholvaad (Rimini) è indirizzata al presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Sergio Mattarella, al vicepresidente Fabio Pinelli e ai componenti della Quinta Commissione del CSM.
L'iniziativa nasce in seguito alla delibera approvata l'11 giugno scorso dalla Quinta Commissione del CSM, che individua le procure situate nelle cosiddette 'zone ad alta densità mafiosa' ai fini delle nomine dei vertici degli uffici giudiziari, escludendo di fatto i territori del Nord Italia.
Nella lettera, i sindaci esprimono preoccupazione per una scelta che rischia di non rappresentare adeguatamente l'evoluzione del fenomeno mafioso nel nostro Paese. Gli amministratori ricordano come 'le risultanze giudiziarie, le sentenze definitive e le relazioni della Commissione parlamentare antimafia abbiano documentato da tempo il radicamento stabile delle organizzazioni criminali anche nelle regioni del Centro-Nord,
con particolare riferimento all'Emilia-Romagna'.Tra gli elementi richiamati vi è il processo Aemilia, il più rilevante procedimento contro la 'ndrangheta celebrato proprio a Reggio Emilia, che ha accertato in via definitiva la presenza strutturata delle organizzazioni mafiose sul territorio regionale e la loro capacità di infiltrazione nel sistema economico e imprenditoriale.
Nella lettera i sindaci 'sottolineano inoltre che il contrasto alle mafie nelle regioni del Nord richiede competenze investigative altamente specialistiche e capacità di individuare forme sempre più evolute e meno appariscenti di infiltrazione criminale. Professionalità che, secondo i firmatari, meritano pari considerazione rispetto a quelle maturate nelle aree storicamente caratterizzate dalla presenza delle organizzazioni mafiose'.
L'appello rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura è quello di adottare criteri coerenti con quanto emerso dalla giurisprudenza, dagli organismi parlamentari e dalle autorità di contrasto, riconoscendo adeguatamente il valore dell'attività svolta dai magistrati impegnati nel contrasto alle mafie anche nei territori del Nord Italia.


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