Il campo di concentramento di Dachau è il primo campo di concentramento nazista, aperto, su iniziativa di Heinrich Himmler, il 22 marzo 1933, solo dopo un mese dall'ascesa al potere di Adolf Hitler.
Servì da modello per tutti gli altri campi di concentramento, di lavoro forzato e di sterminio costruiti successivamente. Fu la scuola d'omicidio delle SS che esportarono negli altri lager lo spirito di Dachau, il terrore senza pietà. Il campo, ricavato dalla ristrutturazione degli edifici di una fabbrica di munizioni in disuso, venne progettato per la detenzione di deportati.
Appena arrivati venivano picchiati e le guardie dicevano loro esplicitamente che non avevano diritti, né onore e neanche difesa.
Le SS potevano uccidere chiunque liberamente e arbitrariamente i detenuti venivano isolati per giorni in stanze piccole senza la possibilità di riposare. I prigionieri venivano utilizzati come cavie per sperimentare tecniche di annientamento fisico e psichico.
Ogni camerata aveva 52 posti letto e nei periodi di maggior affollamento erano stipati con condizioni igieniche insostenibili che causavano violente epidemie di tifo. Oltre a ebrei e prigionieri politici, anche altre categorie di persone vennero rinchiuse a Dachau: testimoni di Geova, sinti, omosessuali e criminali comuni. Dachau fu anche il campo principale nel quale vennero internati esponenti del clero cristiano. In totale i deportati a Dachau furono circa 120.000, 11.000 dei quali italiani.


